Aphanius Iberus
Aphanius Iberus
Introduzione e Classificazione
Il nono iberico o nono spagnolo (Aphanius iberus) è una specie endemica della Penisola Iberica e rappresenta una delle specie di vertebrati maggiormente minacciate di estinzione nella regione. La sua classificazione ha una storia complessa: Nardo definì nel 1827 il genere Aphanius, al quale fa riferimento anche la specie qui descritta. L’inserimento di questa specie nel genere Cyprinodon, effettuata da Valenciennes nel 1846, fu messa in discussione da Hubbs, che riteneva tale genere dovesse comprendere solo specie americane. L'attribuzione definitiva ad Aphanius iberus si consolidò successivamente, riflettendo la corretta collocazione tassonomica.
Il genere Aphanius comprende nove specie di piccoli pesci, distribuite nelle acque dolci e salate dell'area mediterranea e del Medio Oriente. Di queste, sei sono esclusivamente dulciacquicole o di acque interne, mentre tre mostrano affinità marina, abitando tipicamente acque salmastre come le lagune, ma potendo penetrare anche in mare. Tra le specie ad affinità marina, oltre ad Aphanius iberus, si trovano Aphanius dispar (limitato al Mediterraneo orientale, acque mediorientali e mari arabi) e Aphanius fasciatus (diffuso in tutto il Mediterraneo, ad eccezione della Penisola Iberica, dove compare solo in una piccola area).
Dal punto di vista evolutivo e biogeografico, il nono iberico e gli altri pesci del genere Aphanius sono considerati specie relitte, sopravvissute all'evaporazione quasi totale delle acque del Mediterraneo avvenuta nel Messiniano (Miocene finale), rifugiandosi nelle poche acque residue, sia dolci che salmastre.
Recenti studi hanno portato alla distinzione di specie simili. Nel 2002, nel sud-ovest della Penisola Iberica, è stato identificato il nono andaluso (Aphanius baeticus), presente lungo le coste atlantiche oltre Gibilterra, non mediterraneo e con un areale geografico ridotto e separato. La sua classificazione, basata su evidenze morfometriche e genetiche, ha dimostrato l'isolamento genetico tra le popolazioni di Aphanius iberus e Aphanius baeticus. Un altro nono, derivante dallo stesso ceppo e differenziatosi circa 5 milioni di anni fa, è il nono del Sahara (Aphanius saourensis), classificato nel 2006 e rinvenuto in un'area interna del deserto algerino.
Descrizione Fisica
Il nono iberico presenta un corpo oblungo e piuttosto tozzo, ma comunque sviluppato in lunghezza, con pinne arrotondate. Il corpo, non eccessivamente alto, appare leggermente depresso nell'area cefalica, che è altresì sviluppata, e compresso nella parte caudale. Il peduncolo caudale è ben sviluppato, corto e trasversalmente ampio. Il corpo è leggermente compresso lateralmente e ricoperto da squame piuttosto grandi, che si estendono anche sui pezzi opercolari e sopra la base della pinna caudale. Le squame lungo la linea laterale, peraltro poco visibile, sono in numero compreso tra 20 e 26.
Gli occhi sono relativamente grandi e l'apertura boccale è anteriore, situata più o meno al centro del muso, con mascelle oblique e inclinate posteriormente verso il basso. La mandibola è prominente e i premascellari sono protrattili. Entrambe le mascelle sono dentate, ciascuna con una singola serie di denti a tre cuspidi.
Le pinne dorsale e anale sono situate in posizione arretrata sul corpo. La pinna dorsale è singola e nei maschi la sua origine anteriore si trova ben oltre la parte centrale del corpo, apparendo spostata posteriormente. Nelle femmine, il punto di inserzione anteriore di questa pinna è più o meno equidistante dall'apice del muso e dal margine posteriore della coda, ma spesso più vicino al margine posteriore della pinna caudale, risultando quindi anch'essa spostata posteriormente. I raggi di queste pinne, ramificati, variano da 9 a 11. La pinna dorsale ha una forma leggermente curva con raggi inclinati posteriormente. La pinna anale, ventrale e posteriore rispetto alla dorsale, è simile o leggermente più piccola, anch'essa inclinata posteriormente e con raggi appena curvi. Sia nei maschi che nelle femmine, le pinne dorsale e anale rimangono staccate dalla caudale. I raggi della pinna anale sono compresi tra 9 e 11. La pinna caudale ha una forma a paletta, con un margine arrotondato e libero.
Dimorfismo Sessuale
Il dimorfismo sessuale è particolarmente evidente. Oltre alle differenze nella posizione e dimensione delle pinne, la livrea è distintiva.
- Maschi: Mostrano una livrea con tonalità di fondo marrone rossastra o giallastra anteriormente, che sfuma in un blu scuro nerastro posteriormente. Presentano numerose linee trasversali (verticali) e finissime punteggiature chiare e bianco-azzurrognole. Sulla pinna caudale si osservano bandeggi paralleli blu scuro nerastri che si alternano a colori chiari e semitrasparenti. Le pinne dorsale e anale possono mostrare bandeggi simili, ma più frequentemente una macchia scura basale e una banda scura vicino al margine. Durante il periodo riproduttivo, i maschi sfoggiano colori più intensi. Nei maschi, la parte posteriore delle pinne pettorali raggiunge o supera l'origine anteriore delle pinne ventrali, e le pinne ventrali ripiegate posteriormente possono lambire o superare l'origine anteriore della pinna anale.
- Femmine: Appaiono di colore chiaro, bianco-argento, con una colorazione dorsale generalmente più scura (marroncina o verdastra). Lungo i fianchi, soprattutto nella parte posteriore, sono presenti numerose macchie scure (marrone scuro), distribuite irregolarmente, miste a macchie più chiare e meno evidenti, che conferiscono un aspetto "a pois". In alcune popolazioni, come quelle della Murcia, le femmine possono invece mostrare piccole e brevi linee verticali scure. Le pinne delle femmine sono trasparenti. A differenza dei maschi, nelle femmine la parte posteriore delle pinne pettorali non raggiunge l'origine anteriore delle pinne ventrali, e un evidente spazio libero rimane tra le pinne ventrali ripiegate e l'origine della pinna anale.
Dimensioni
Il nono iberico è una specie di piccole dimensioni, generalmente non superando i 5 centimetri di lunghezza totale. In natura, sono più comuni esemplari lunghi tra 4 e 5 centimetri. A parità di età, le femmine tendono ad essere più lunghe e più massicce dei maschi.
Habitat ed Ecologia
Questi piccoli pesci prediligono fondali bassi o bassissimi, formando piccoli gruppi che stazionano sopra la vegetazione subacquea, spesso passando inosservati. Gli ambienti che colonizzano sono prevalentemente raccolte d'acqua costiere, quali stagni, paludi, estuari, foci, lagune, canali di irrigazione e saline. Sono particolarmente comuni nelle lagune salmastre.
Aphanius iberus è una specie eurialina ed euriterma, il che significa che è in grado di vivere sia in acque dolci che in acque molto più salate del mare, come quelle delle saline, e di sopportare un ampio intervallo di temperature. Nel suo areale naturale, vive in acque con temperature che variano tra 10°C e 32°C. Studi in acquario suggeriscono una tolleranza a temperature ancora più estese, da 2°C a 30°C. Il pH delle acque in cui è stato osservato varia tra 6,5 e 7,5, con alcuni dati che indicano una possibile resistenza fino a pH 9 in acquario, sebbene questo non sia un dato certo. La specie tollera anche una durezza dell'acqua molto variabile, compresa tra 180 e 540 ppm.
Gli esemplari raggiungono la maturità riproduttiva a soli tre mesi dalla nascita, mostrando elevati tassi di crescita e riproduzione, con più deposizioni annuali. Queste caratteristiche rendono la specie potenzialmente robusta e resiliente, capace di riprendersi rapidamente in condizioni ambientali favorevoli e di tollerare lievi inquinamenti, specialmente in ambienti ad alto impatto antropico come le foci dei fiumi. La sua capacità di sopravvivere in condizioni estreme e mutevoli ha permesso alla specie di colonizzare ambienti particolari. Un fattore limitante è la breve durata della vita di questi pesci, che generalmente non supera i due anni.
Riproduzione
Il periodo riproduttivo del nono iberico si estende generalmente da aprile a settembre, sebbene possa variare a seconda dell'area geografica (ad esempio, da aprile a ottobre nella Murcia e da maggio ad agosto nel Delta dell'Ebro, dove le acque sono più fredde).
Prima dell'accoppiamento, il maschio esegue un rituale di corteggiamento per attrarre le femmine, mostrando una livrea dai colori più intensi. In questa fase, i maschi sono territoriali e difendono piccole aree riproduttive da altri maschi attraverso combattimenti ritualizzati. Le femmine depongono le uova a intervalli, solitamente 2 o 3 volte per stagione. Al termine della stagione riproduttiva, ogni femmina può produrre da cento a quasi 900 uova complessivamente. Le uova vengono deposte singolarmente o in piccoli gruppi, aderendo ad alghe o piante acquatiche tramite minuscoli filamenti adesivi. La schiusa avviene tra otto e dieci giorni dopo la deposizione. La crescita degli avannotti è rapida, tanto che gli individui nati ad aprile possono riprodursi già a giugno, pur non avendo ancora raggiunto i tre mesi di età. Questa elevata efficienza riproduttiva è però controbilanciata dalla mortalità di molti adulti dopo l'accoppiamento o la deposizione delle uova.
Alimentazione
Il nono iberico è una specie onnivora, nutrendosi sia di organismi animali che vegetali, oltre che di detriti organici presenti sul fondo. I giovani predano piccoli organismi dello zooplancton. Gli adulti si alimentano comunemente di piccoli insetti e le loro larve, vermi e crostacei. Dal punto di vista vegetale, possono integrare la dieta con frammenti di talli algali o altro materiale vegetale.
È preda di pesci più grandi introdotti nelle acque iberiche, come il persico trota (Micropterus salmoides) e il pesce "seme di zucca" (Lepomis gibbosus).
Areale e Distribuzione
L'areale naturale di Aphanius iberus è ristretto alla costa mediterranea della Penisola Iberica. La fascia costiera si estende dalle aree umide dell'Alto Empordà (Aiguamolls de l'Empordà) fino alla Laguna di Adra, vicino ad Almería. A seguito di un drastico ridimensionamento causato dalle attività antropiche, la specie è ora presente in popolazioni residue, geograficamente isolate.
Le principali località dove la specie è ancora segnalata includono:
- Tratto centrale e piana alluvionale del Fiume Segura
- Albanilla nel Rio Chícamo
- Zone umide in prossimità del Mar Menor
- Fiume Vinalopó e Salina de Santa Pola (Alicante)
- Albufera di Adra e Fiume Adra
- Parco Naturale del Delta dell'Ebro e zona di Tarragona
- Aree umide della Comunità Valenciana, in particolare il Parco Naturale di El Hondo
- Albufera di Valencia con le "sorgenti" e il Marjal de Pego-Oliva
Le regioni iberiche in cui la specie è ancora presente sono la Catalogna, la Murcia e la Comunità Valenciana, con circa una ventina di popolazioni superstiti isolate. Un areale precedentemente segnalato lungo le coste francesi sudoccidentali è ora considerato estinto, con la possibilità che si trattasse in realtà di popolazioni di Aphanius fasciatus.
Stato di Conservazione e Minacce
L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha classificato Aphanius iberus come "In Pericolo di Estinzione" (Endangered) nella valutazione del 2006, una condizione che riflette quanto riportato nel "Libro Rosso" dei vertebrati di Spagna. Precedentemente, nel 1994, era stato considerato "In Via di Estinzione".
Il nono iberico è incluso negli allegati II e III della Convenzione di Berna e nell'allegato II della Direttiva Habitat. In Spagna, è inserito nel catalogo nazionale delle specie minacciate come "In Pericolo" ed è specificamente protetto dalla Comunità Valenciana attraverso il D. Lgs 265/94.
Il declino della specie è attribuito principalmente a una serie di azioni antropiche che impattano negativamente sui suoi habitat:
- Distruzione degli habitat: Causata principalmente da attività turistiche e nuova urbanizzazione.
- Inquinamento delle acque: Derivante da rifiuti agricoli e urbani.
- Prosciugamento e essiccamento: Degli stagni e dei canali di irrigazione, anche a seguito di periodi di siccità.
- Prelievo di esemplari: A scopo ornamentale per il commercio acquariofilo (anche se raccolta e commercio in natura sono ora vietati).
- Trattamenti antialghe: Uso di prodotti chimici tossici come il solfato di rame.
- Eutrofizzazione: Di aree lagunari.
- Introduzione di specie alloctone invasive: Questa è una delle cause principali.
L'introduzione di specie esotiche, iniziata intorno al 1921 per il controllo delle zanzare (es. Gambusia affinis, Gambusia holbrooki, Fundulus heteroclitus), ha causato una forte competizione con il nono iberico, portandolo all'estinzione in molte aree d'acqua dolce. Fortunatamente, queste specie alloctone non sopravvivono in acque altamente saline, un fattore che ha consentito al nono iberico di persistere in ambienti salmastri o ipersalini, sebbene in areali ristretti. Altre specie introdotte, come la spigola del Mar Nero e il granchio americano, rappresentano minacce come predatori.
Le stime indicano che il nono iberico ha subito un calo di popolazione del 50% nei primi 10-15 anni del 2000. L'areale occupato è attualmente frammentato e ridotto a meno di 500 km². Nonostante il declino prosegua con la scomparsa di piccole sottopopolazioni, esistono programmi di reintroduzione da allevamenti, in particolare per le popolazioni gravemente danneggiate nella Spagna sudorientale. Sebbene la minaccia delle specie alloctone si sia stabilizzata confinando il nono iberico in acque dove queste non possono prosperare, il rischio di degrado degli habitat dovuto a molteplici attività antropiche rimane grave e non deve essere sottovalutato.
Specie Simili
Il nono iberico può essere confuso con altre specie del genere Aphanius, sebbene presenti caratteristiche distintive:
-
Nono comune (Aphanius fasciatus): L'areale è generalmente separato, sovrapponendosi solo in una piccola area a ovest di Tarragona.
- Femmine di A. iberus: Presentano punteggiature scure evidenti sui fianchi.
- Femmine di A. fasciatus: Mostrano linee sui fianchi.
- Maschi di A. iberus: Hanno una colorazione ventrale anteriore chiara che sale fino a metà dell'occhio; bande verticali sui fianchi sono numerose, sottili e irregolari, estendendosi sulla pinna caudale che appare a strisce biancastre (bianco-azzurre) e nere.
- Maschi di A. fasciatus: Mostrano una colorazione scura che raggiunge maggiormente il ventre; le bande chiare verticali sui fianchi sono più spesse e in numero minore.
-
Nono arabo (Aphanius dispar): Presente nel Bacino Orientale del Mediterraneo.
- Maschi: Possiedono grandi pinne dorsali e anali, e bande azzurrognole verticali sottili sui fianchi che si frammentano in linee e punti anche orizzontali, specialmente nella parte anteriore del corpo. Molti esemplari hanno solo punteggiature e piccole linee. La pinna caudale è grande, subtriangolare, con due o più ampie bande nerastre.
- Femmine: Simili a quelle di A. fasciatus, con lunghe linee verticali sui fianchi.
-
Nono del Sahara (Aphanius saourensis): Vive solo in acque interne desertiche.
- Maschi: Screziati, senza bande verticali.
- Femmine: Non punteggiate, con un punto nero sul peduncolo caudale.
-
Nono andaluso (Aphanius baeticus): Molto simile a A. iberus, ma più allungato e con muso ridotto, con areale distinto (coste atlantiche oltre Gibilterra).
- Maschi: Colorazione di base marrone, pinna caudale nera e azzurrognola a bande. Pinne dorsali e anali azzurrognole alla base e bordate di nero all'apice.
- Femmine: Simili a quelle di A. iberus, ma con alcuni "pois" ben più grandi sul peduncolo caudale e pochi altri sui fianchi, o semplicemente una linea spessa tratteggiata al centro dei fianchi.
🧬Classificazione
Nome Comune
Aphanius Iberus
Nome Scientifico
Aphanius Iberus
Categoria ASPIM
pesci
Segnalazioni ASPIM
0 avvistamenti registrati
Stato di Protezione
Specie in pericolo
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