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Acipenser Sturio

Acipenser Sturio

Acipenser Sturio
Pesci Acipenser naccarii (Bonaparte, 1836) regno animali fam. Acipenseridae Fonte immagine Foto di Hans Braxmeier, rilasciata dall’autore in pubblico dominio - fonte pixabay Questo storione, soprattutto in fase giovanile, somiglia abbastanza allo storione adriatico o cobice (Acipenser naccarii) e poteva essere confuso con questa specie. Sono diversi i nomi volgari utilizzati per indicarlo. I principali sono storione comune e storione europeo di mare o anche storione atlantico; nome, quest’ultimo, ispirato ad una delle zone geografiche marine in cui si ritrova questo pesce, che si trovava anche in Mediterraneo e che passa comunque gran parte della sua vita anche nelle acque dei fiumi. Secondo dati datati sembrerebbe che esemplari di questa specie possano raggiungere dimensioni rilevanti, sino a 5 (6?) metri di lunghezza per il peso di mezza tonnellata, e per alcuni anche di quasi una tonnellata. In tempi recenti, ma non troppo, la lunghezza massima misurata, in esemplari pesanti oltre 200 chilogrammi, è stata quella di 3, 5 metri circa. In Italia, nel 1977, alla foce dell’Adda fu pescato un esemplare di 2,75 metri e del peso di 175 kg. Le dimensioni eccezionali sono raggiunte solo da pochi esemplari perché la gran parte degli storioni comuni, osservati o catturati, hanno dimensioni comprese tra il metro ed il metro e mezzo. Questi pesci sono comunque longevi, con età massime stimate intorno ai cinquanta anni, ma sono state registrate anche età di circa 100 anni. In generale però molti esemplari non superano o raggiungono solamente i 25 anni di età. Il corpo di questo pesce è snello e affusolato, spesso un po’ più quello dello storione europeo (Huso huso). Il capo appare concavo nella sua parte superiore e appena curvo verso l’alto nella parte più bassa. In questo storione il muso, lungo circa una metà dell’intero capo, appare allungato e appuntito, ma con l’apice arrotondato e, talvolta, leggermente curvato verso l’alto. È a forma di cuneo e termina relativamente assottigliato. Nella parte ventrale del capo si apre la cavità orale. Questa è posta trasversalmente rispetto alla lunghezza del corpo del pesce ed ha termine in corrispondenza della metà dell’ opercolo. La bocca, molto piccola, è a forma di tubo e protrattile. Il labbro inferiore (posteriore) è interrotto nella sua zona centrale a formare due lobi. In questa specie non si osserva una dentatura. Sul muso dello storione sono evidenti e sviluppati i fori nasali, mentre gli occhi sono di dimensioni ridotte. Tra le altre caratteristiche, in questo pesce si osserva lo spiracolo, presente anche in altri pesci, ma non il preopercolo. In posizione ventrale sono evidenti quattro bargigli che sono equidistanti e posti al centro tra la bocca e la punta del muso. Negli esemplari di maggiore età, ma anche in quelli relativamente giovani ma comunque ben sviluppati, i bargigli si mostrano invece un po’ più vicini alla bocca. Se rivolti verso la bocca, questi non sono però così lunghi da raggiungerla. I bargigli mostrano una forma cilindrica e sono relativamente sottili e filiformi, simili a spessi peli bianchi. Come altri storioni anche quelli di questa specie mostrano cinque file di scudi dermici; una dorsale, due laterali e due ventrali. In questa specie gli scudi sono piuttosto sviluppati. Il numero degli scudi o placche dorsali è compreso tra 9 e 16, il numero di quelli laterali tra 24 e 36, mentre il numero degli scudi ventrali è compreso tra 8 e 14. In questa specie gli scudi appaiono anche ben visibili e robusti, mostrano striature radiali e piccole spine distribuite sulla loro superficie. Gli scudi, soprattutto quelli dorsali, sono conici e terminano assottigliati o, talvolta, anche a forma di cuneo apicale. Nei giovani l’apice di questi scudi appare spesso appuntito e con spina centrale. Gli scudi laterali, visti di lato, appaiono come rombi ravvicinati. Nelle zone di pelle, che comunque appare nuda, comprese tra la linea di scudi dorsali e quelle laterali si osservano macchie chiare costituite da dentelli vagamente rombici. Le pinne, ad eccezione di quelle pettorali, in questa specie di pesce, come in altri storioni, sono inserite verso la parte posteriore del corpo. La loro forma appare abbastanza regolare. Fa eccezione la pinna caudale, che è eterocerca e quindi asimmetrica, con il lobo superiore molto sviluppato, sorretto dalla parte terminale affusolata del corpo dell’animale. La pinna dorsale è in posizione prossima alla caudale e appare talvolta con il margine superiore arcuato e più alto anteriormente. In corrispondenza di questa pinna, ma in posizione ventrale, si trova quella anale che appare relativamente piccola e dal perimetro arrotondato. Le pinne pettorali sono inserite nella zona in basso, che si trova dietro l’opercolo, mentre le ventrali sono a poca distanza da quella anale. Fonte immagine Foto di Hans Braxmeier, rilasciata dall’autore in pubblico dominio - fonte pixabay Il primo raggio delle pettorali è più sviluppato ed ossificato, mentre tutti gli altri raggi delle pinne sono molli. Nella dorsale i raggi vanno da circa una trentina a circa una cinquantina, mentre nell’anale vanno da circa una ventina a circa una trentina. Le branchiospine sono in numero variabile e possono essere tra la decina e le venticinque, provviste di una sola punta. In questi pesci lo scheletro è cartilagineo, ma mediamente ossificato. La livrea di questo pesce è abbastanza scura nella sua parte dorsale; generalmente grigio brunastra o marrone o anche vagamente nerastra e mostra anche riflessi azzurrognoli o verdastri. I fianchi hanno le stesse tonalità cromatiche ma appaiono più chiari. Il ventre mostra invece, a seconda dei diversi esemplari, tonalità biancastre, giallastre o argentate. Gli scudi risaltano sul fondo della livrea, soprattutto quelli dorsali e laterali perché sono di colore chiaro e biancastro. Le pinne sono grigiastre o chiare e bordate in alcune zone di bianco. Inoltre, soprattutto le pettorali, possono mostrare tonalità e riflessi giallastri o rosati. Questo storione come altri è una specie anadroma, ossia trascorre parte della sua vita in mare per poi risalire i fiumi quando deve riprodursi. Non vive comunque in mare aperto ma la sua vita in mare si svolge soprattutto nelle zone costiere, situate in vicinanza delle foci dei grandi fiumi, dove l’acqua dolce si mescola con quella salata, abbassandone la salinità (specie eurialina). In realtà anche se predilige acque salmastre, può trovarsi anche in acque marine esclusivamente salate e tollera abbastanza bene i diversi gradi di salinità delle acque nelle quali vive. Nelle foci dei fiumi questo storione predilige fondali melmosi o fangosi e gli esemplari di rilevanti dimensioni, oltre il metro e cinquanta, possono vivere anche su quelli che si trovano oltre i 100-120 metri di profondità, mentre i giovani, di lunghezza inferiore al metro, sono soliti vivere su fondali tra i 20 ed i 50 metri di profondità. Intorno alle foci questi storioni compiono spostamenti rilevanti, sino a 50-100 chilometri di distanza dallo sbocco dei fiumi in mare. Ricerche effettuate in Italia e ormai datate di D’Ancona, indicano che quest’animale vive su fondali molto vari, ossia melmosi e fangosi, ma anche rocciosi e sabbiosi. Anche la presenza o assenza di vegetazione sarebbe ininfluente per gli esemplari della specie. Il ricercatore indica anche che il periodo dell’anno trascorso dagli storioni su questi fondali va dall’estate a quasi tutto l’inverno. A partire da fine inverno i pesci risalgono i fiumi per tratti molto lunghi allo scopo di riprodursi in primavera. In questa specie non esiste dimorfismo sessuale visibile. Le femmine sono pronte per riprodursi ad un’età compresa tra 15 e 19 anni, per alcuni anche a partire dagli otto anni, mentre i maschi sono pronti anche quando sono sensibilmente più giovani, ossia all’età di circa 10-14 anni e per alcuni anche a partire dai sette anni. Le misure ed i pesi indicativi degli esemplari che raggiungono l’età riproduttiva sono compresi per i maschi tra i 100 e i 150 centimetri e tra i 10 e i 13 chilogrammi e per le femmine tra i 120 e i 180 centimetri e tra i 15 e i 50 chilogrammi. Sembrerebbe che sotto il metro di lunghezza gli esemplari non siano sicuramente riproduttivi. Per i singoli esemplari la riproduzione non avviene tutti gli anni. Le femmine sono solite riprodursi ogni 3 o 4 anni, mentre i maschi di solito si riproducono ad anni alterni, ossia ogni due anni. Sembra che il raggiungimento dell’età riproduttiva vari in ragione della regione geografica, del clima e delle risorse alimentari a disposizione di questi animali. Non è facile comunque definire per questa specie, dall’ampio areale, periodi certi di accoppiamento e riproduzione, sui quali incidono spesso condizioni climatiche più o meno rigide. Secondo gran parte degli studiosi, questi storioni dovrebbero comunque iniziare ad entrare nei fiumi a partire da gennaio, con accoppiamento e deposizione che avviene tra marzo e giugno –luglio. Nel basso Po, ad esempio, questi storioni erano segnalati proprio tra marzo e giugno. Per il Golfo di Napoli erano invece segnalati precocemente: tra aprile e maggio. A livello europeo si amplia la forbice perché questi storioni possono decidere di restare nei fiumi, anche per deporre le uova, da gennaio ad ottobre, anche se il picco riproduttivo è compreso sempre tra aprile e maggio. Le popolazioni del sud migrano prima nei fiumi rispetto a quelle del nord dell’Europa. Gli storioni possono percorrere ampi tratti di fiume, lunghi anche un centinaio di chilometri, prima di arrivare alla zona di accoppiamento e riproduzione. Sembra siano in maschi a giungere nella zona prescelta prima delle femmine. Ad esempio nel Fiume Guadalquivir, anni fa, il picco della presenza dei maschi è stato registrato da due a tre settimane prima del picco di presenza delle femmine (Classen, 1944). Le uova fecondate vengono deposte su fondali fluviali che si trovano da qualche metro sino ad una decina di metri di profondità. Questi storioni sembrano scegliere tratti di fiume nei quali il fondo sia costituito da ghiaia a diversa granulometria, o ciottolosi, dove le acque siano limpide e ossigenate e dove le correnti siano abbastanza sostenute. Durante l’atto riproduttivo, la femmina espelle le uova che vengono fecondate da alcuni maschi riuniti a formare un piccolo gruppo. La femmina produce una grande quantità di uova; mediamente oltre ventimila per ogni chilo di peso corporeo. In pratica una femmina di circa 50 chilogrammi produce oltre un milione di uova. Le uova sono nerastre ed hanno un diametro di circa 3 millimetri. Inoltre una volta scese sul fondo vi aderiscono grazie ad una sostanza adesiva che hanno sul guscio molle. Una volta che le uova sono riuscite a fissarsi sul fondo passano pochi giorni, da 3 sino ad una settimana scarsa, prima della schiusa. Dalle uova nascono piccole larve che hanno misure medie pari ad un centimetro di lunghezza e che si alimentano di organismi minuscoli, come crostacei copepodi e dafnie. Nell’Estuario della Gironda, dove confluiscono i Fiumi Garonna e Dordogna, sembra che i piccoli storioni si cibino soprattutto di anellidi policheti, delle famiglie Nereididae, Capitellidae, come Heteromastus filiformis, e Spionidae, come Polyodora sp. In questa zona, i giovani pesci predano comunque anche piccoli crostacei La vita di questi animali comincia nei fiumi, dove passano generalmente qualche anno prima di discendere il corso del fiume ed arrivare al mare. Più precisamente, nei grossi fiumi, i piccoli pesci iniziano a scendere lungo l’alveo e dopo circa un anno si trovano in tratti di valle o in prossimità della parte superiore dell’estuario. Per ancora un anno o due migrano lentamente verso la foce per poi fare il loro ingresso in mare. Dopo un ‘intervallo compreso tra (1) 2 e 6 anni, i giovani entrano in mare, ma la loro vita si svolge per un po’ tra mare e fiume e trascorrono l’inverno nella foce dei fiumi. Generalmente per qualche anno (4-6) sembra entrino nella parte inferiore degli estuari durante il periodo estivo, per tornare al mare e alla foce in autunno. Quando sono in mare, comunque, i giovani si trovano solitamente nei pressi delle rive e non in mare aperto. Esistono osservazioni di studiosi orma datate che sembrano provare un comportamento anomalo di questi animali. Sembrerebbe che alcuni di essi non risalgano i fiumi, riuscendo a riprodursi ugualmente nelle acque delle foci. Giovani storioni di circa 20 centimetri sono stati osservati da Paolucci alla foce dell’Esino nelle Marche, un piccolo fiume che questi storioni non potevano risalire. In modo analogo, la presenza di piccoli storioni di lunghezza tra 20 e 50 centimetri era stata registrata nel Golfo di Napoli, pesci probabilmente nati alle foci dei fiumi della zona. Anche se attualmente non sono stati più osservati storioni di questa specie, l’ultima osservazione risale infatti al 1984, vale la pena parlare di quanto avveniva nel Lago Ladoga, un lago russo nel quale gli storioni giungevano, attraverso corsi d’acqua, dal Golfo di Finlandia. In questo lago, nel 1948, Berg segnalava in un suo lavoro la contemporanea presenza di storioni comuni, giovani e adulti, indicando la quasi certa presenza in questo lago di una popolazione divenuta stanziale per qualche motivo. Per la precisione, osservazioni di giovani e adulti sembra siano state registrate nel periodo compreso tra il 1939 e il 1957. Fonte immagine fIllustrazione realizzata con disegni di pubblico dominio tratti da: Die Süsswasserfische der üstreichischen Monarchie mit rücksicht auf die angrüÞnzenden lüÞnder Jakob Heckel & & Rudolf Kner – 1858 – autore delle litografie ignoto – fonte wikipedia Le migrazioni compiute da questi pesci sono essenzialmente a scopo riproduttivo. Durante queste fasi di vita, gli storioni risalgono il corso di grossi fiumi e continuano a nuotare senza alimentarsi. I tragitti percorsi possono essere lunghi anche centinaia e sino ad un migliaio di chilometri dalle foci, ma i luoghi più distanti possono essere raggiunti solo in anni nei quali l’acqua nell’alveo del fiume non manchi. La risalita di questi pesci termina quando le condizioni delle acque del fiume sembrano divenire proibitive, ossia immediatamente prima di acque troppo fredde, troppo basse, con poca acqua e troppo agitate. Nelle acque dove stazioneranno gli storioni dovranno esistere le condizioni ideali e soprattutto condizioni di tranquillità che consentano la completa maturazione delle gonadi di questi pesci. Una volta che si sono riprodotti, i pesci, probabilmente stanchi ed affamati, ritornano nelle acque marine. Anche gli adulti come i giovani si cibano ancora di vermi policheti e crostacei. Tra questi ultimi predano isopodi e decapodi, come i gamberi. Possono cibarsi anche di molluschi che raccolgono dal fondo. Si nutrono anche di pesci, come piccoli gobidi, e occasionalmente di esemplari di altre specie ittiche appartenenti alla famiglia degli Ammodytidae; animali che rimangono nascosti nella sabbia, spuntando con il loro capo. Quando questi storioni raggiungono l’età adulta, non sembrano temere grandi predatori a parte l’uomo. Possono però subire attacchi da parte di crostacei copepodi parassiti, come Dichelestium sturionis che vive sopra le branchie di questi pesci. Sembra che questo storione abbia prevalentemente abitudini notturne e sia attivo soprattutto nelle ore serali o in quelle dell’alba. Sembra poi che in particolari circostanze sia in grado di spiccare salti, uscendo fuori dall’acqua. Questa specie viene considerata a crescita abbastanza rapida. I dati riportati di seguito, sull’accrescimento degli esemplari di storione, derivano da studi ormai datati, realizzati su esemplari viventi lungo le coste atlantiche francesi. In pratica, dopo 1 o 2 anni, questi pesci raggiungono una lunghezza compresa tra i 30 ed i 50 centimetri (peso tra 150 e 500 gr), dopo 5 anni una lunghezza compresa tra 70 e 80 centimetri (peso tra 2 e 3 Kg) e dopo 10 anni una lunghezza intorno al metro e mezzo (peso tra i 15 ed i 30 Kg). Lo storione comune ha ridotto di molto il suo areale ed oggi vive praticamente solo in Francia, nell’Estuario della Gironda, che si trova sull’Oceano Atlantico alla confluenza del Fiume Dordogna e del Fiume Garonne. È poi segnalato anche nel Fiume Rioni, in Georgia, che sfocia nel Mar Nero. In questo fiume l’ultima segnalazione risale però al 1991 e da allora non ne sono più susseguite. La specie è quindi considerata estinta con estrema probabilità in Belgio, Danimarca, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Spagna,Tunisia e Regno Unito, paesi dove la specie viveva o era stata segnalata. Anticamente la specie era segnalata anche in Marocco ed Algeria. L’areale quindi comprendeva il Mar Baltico, Il canale della Manica, quasi tutte le coste europee atlantiche ed il Mar Mediterraneo. Nel 1950 è stato osservato un esemplare anche nel Mar Bianco, un mare prossimo al Mar Glaciale Artico. A dire il vero questo storione ha ancora un areale residuo in mare, dove si può trovare proprio grazie alla vicinanza con l’Estuario della Gironda. Questo andrebbe dal Golfo di Biscaglia al Canale della manica, sino a parte delle coste britanniche, nonché al Mare del Nord e ad alcune zone norvegesi (Trondheim). Nel Mediterraneo, probabilmente, lo storione comune abitava le foci dei principali fiumi e in Italia sembrava molto diffuso, soprattutto in Adriatico, ma anche lungo le coste tirreniche. In Italia è quasi scontato che le sue principali migrazioni fossero effettuate lungo il corso del Po e dei principali corsi d’acqua. Lo storione comune è di fatto una delle specie candidate all’estinzione. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) lo definisce “in pericolo critico”; l’ultimo stadio prima dell’estinzione. Le valutazioni dell’IUCN hanno il loro fondamento sull’evidente ed enorme calo delle popolazioni di questi pesci che si è verificato in pochi anni. Quando lo storione comune era ancora abbondante sono state descritte sottopopolazioni di questa specie. Quella dell’Estuario della Gironda e del Mare del Nord era di fatto una sottopopolazione distinta da una probabile sottopopolazione della Penisola Iberica Occidentale e da una certa sottopopolazione mediterranea. Esisteva, e si spera esista ancora, anche una sottopopolazione del Mar Nero. In particolare la sottopopolazione mediterranea è stata indicata come geneticamente distinta. Queste indicazioni rendono quindi ancor più grave la situazione dello storione comune, probabilmente già estinto nella sua sottopopolazione mediterranea. In effetti, con certezza, lo storione comune è segnalato ormai solo nell’Estuario della Gironda, ma il numero di esemplari stimati come ancora viventi, pari a 20- 750, è impressionante, anche se si considerasse il valore più ottimistico possibile della forbice di valori. Da qualche decennio non si hanno dati relativi ad altre zone del vecchio areale, a parte il dato del 1991 relativo alla Georgia e comunque non replicato. Sembrerebbe che l’ultima riproduzione naturale osservata sia relativa al 1994. Un’altra stima, precedente a quella citata e relativa all’anno 2005, indicava in 2.000 il numero di esemplari presenti al mondo. I dati attuali potrebbero essere ridotti anche perché, nei mari e nei tratti fluviali dove gli esemplari di questa specie sono ancora presenti, sembra si verifichino circa 200 catture accidentali all’anno. Sino agli anni intorno al 1950, questa specie era segnalata in un gran numero di stazioni, anche se comunque risultava ormai in declino. Solo per fare un esempio, nel Fiume Elba in Germania i dati di pesca indicano che nel 1890 furono pescati 2800 storioni, nel 1918 ne furono pescati 34 e nel 1965 fu catturato solo qualche esemplare. Oggi nell’Elba e nel Reno la specie è considerata estinta. Altri dati indicano in 10.000 le catture annue di questi storioni effettuate in Europa Occidentale nei primi anni del ‘900. In Italia la specie era diffusa in molti dei principali fiumi. Lo storione comune veniva pescato abitualmente e spesso intensamente. Antiche segnalazioni lo danno presente nell’Arno, mentre nel Po e nei suoi grossi affluenti era molto diffuso e catturato, anche in tempi relativamente recenti. Le ultime segnalazioni italiane della specie sono quelle relative al Po, ma questo pesce era segnalato pure in molti fiumi veneti e di altre regioni che si affacciano nell’Adriatico Settentrionale. Se le cause del repentino degrado delle popolazioni di questo pesce sono legate ad attività di pesca, ad inquinamento o ancora alla creazione di sbarramenti e dighe lungo il corso dei fiumi, non vanno dimenticate azioni minori che sicuramente hanno inciso negativamente sullo stato della specie. A fine ‘800, ad esempio, in Germania e Polonia sono state effettuate azioni di raccolta del novellame a scopi alimentari. Tali azioni sono state svolte senza criterio, raccogliendo l’intera totalità dei piccoli pesci che erano trovati nelle zone di riproduzione e non lasciandone almeno una parte per consentire alla specie di rinnovarsi. In effetti il dato del Fiume Elba, dove si è assistito ad una forte diminuzione del numero di esemplari nel 1918, potrebbe essere provocato da questa pratica e non solo da altri fattori. Lo storione comune è stato considerato, almeno a partire da fine ‘800, un importante pesce commerciale. Le sue carni sono di colore chiaro, grasse, ma molto pregiate perché sode e gustose. In particolare i buongustai ne hanno definito il gusto come qualcosa che sta tra quello della carne di anguilla e di vitello, sembra con una punta di aroma di gambero. Da questa descrizione è facile capire come il pesce potesse essere apprezzato anche ai tempi dell’antica Roma o dei persiani. Gli esemplari pescati un tempo erano venduti freschi, ma anche essiccati e affumicati o conservati congelati o come tranci in scatola. Dalla vescica gassosa di questo storione si ricavava anche una colla di pesce molto tenace. Erano però soprattutto le uova a fornire un ottimo caviale, chiamato “osetra”, e ad attirare ancora gli interessi dei buongustai. La fortuna di questa pietanza la fece l’acqua di mare, dopo che si scoprì che il caviale diventava buonissimo se bagnato con quest’acqua. Certamente, quindi, la pesca eccessiva, commerciale e ricreativa, e soprattutto, in tempi passati, il prelievo di uova e avannotti per motivi alimentari ha sicuramente contribuito fortemente a ridurre il numero di storioni comuni nei fiumi ed in mare. Oggi la pesca diretta è vietata, ma un tempo era effettuata con fiocine, lenze o reti che pescavano sul fondale. Quando si parla di pesca vanno ancora considerate le catture accidentali, effettuate durante le attività di pesca mirate ad altre specie, che potrebbero prevedere però, quando possibile, il rilascio degli animali catturati. Oggi questa causa, come si è visto prima, è la principale imputata del declino di questi storioni. Le catture accidentali si verificano in reti da posta o durante la pesca con reti a strascico. L’inquinamento dei fiumi, soprattutto dei grossi fiumi europei nei quali sono stati riversati inquinanti o sono state inserite prese d’acqua per il raffreddamento degli impianti industriali, ha sicuramente inciso sulla biologia di questi animali che durante le fasi giovanili passano alcuni anni nei corsi d’acqua. Lo storione comune è poi particolarmente vulnerabile durante le fasi di passaggio tra acque dolci e salate, ed un ambiente inquinato potrebbe creare ancora maggiori problemi. Ha inciso negativamente sullo stato della specie anche il degrado degli habitat riproduttivi, ossia dei fiumi, dove sono state realizzate opere edili, come dighe, sbarramenti e chiuse, per ricavare energia elettrica o ancora per favorire le attività agricole, senza pensare minimamente ad opere che potessero salvaguardare anche gli habitat e gli organismi che li abitano. In alcune zone, poi, gli storioni comuni potrebbero patire la concorrenza da parte di specie introdotte, volutamente o accidentalmente, nell’ambiente; soprattutto specie ittiche predatrici e più voraci. Per finire va considerata oggi anche la ridotta quantità di esemplari selvatici al mondo, che ha ormai raggiunto una soglia ed una condizione (la maggior parte degli esemplari sono concentrati nell’Estuario della Gironda) che rende difficile il rimescolamento genetico e potrebbe provocare l’estinzione della specie con la nascita di esemplari gracili e vulnerabili alle malattie, perché tutti piuttosto simili geneticamente. La specie può anche ibridarsi con altre dello stesso genere, ad esempio con il grosso storione europeo o beluga. Questa specie di storione è elencata nell’appendice I della CITES, che regola il commercio internazionale delle specie selvatiche a rischio estinzione. La specie è anche elencata in Appendice II della Convenzione di Berna, relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale, che vieta il prelievo di esemplari di questa specie e la distruzione del loro habitat. Tutti i paesi che hanno firmato questa convenzione devono anche coordinare i propri sforzi per proteggere le specie a rischio di estinzione, nonché promuovere tutta una serie di misure contro l’inquinamento e a favore della conservazione delle specie. I paesi si impegnano anche ad attivare misure educative e informative, tese al rispetto ed alla salvaguardia della specie. Lo storione comune è inoltre inserito anche nell’appendice I della Convenzione sulle specie migratorie, meglio conosciuta come Convenzione di Bonn. Oggi in Italia è stata vietata la pesca e la detenzione di esemplari di questa specie e dell’affine Acipenser naccarii, attraverso il D.P.R. 357 DEL 08/09/1997. Come l’Italia, la maggior parte delle nazioni dove la specie era presente hanno emanato leggi a tutela della stessa. In Francia lo storione comune è stato totalmente protetto a partire dal 1982. Soprattutto alcune nazioni (Francia e Germania) hanno creato programmi di ripopolamento, allevando esemplari di questa specie. A inficiare lo sforzo della reintroduzione, resta comunque il grosso problema della ricostituzione degli habitat naturali. La revisione delle barriere create nei grossi fiumi prevede spese rilevanti, con costruzione di sistemi attraverso i quali gli storioni possano nuovamente risalire i corsi d’acqua. In Italia, ad esempio, è stata prevista, soprattutto nel Po in corrispondenza di Isola Serafini, la costruzione di briglie e di scale di monta, ma queste opere rimangono incompiute per assenza di finanziamenti. Resterebbe comunque da valutare quanto le opere possano essere efficaci, dopo decenni di interruzione del corso del fiume, su una popolazione di storioni forse estinta. È anche vero che una sorta di popolazione potrebbe essere ricostituita con esemplari allevati, ma non si sa come effettivamente questi storioni potrebbero reagire alle nuove condizioni create dalle opere idrauliche. Anche la situazione in Francia, Nell’Estuario della Gironda, non è per nulla rosea, con la popolazione di storioni comuni in continuo calo. Qui le minacce sono state la costruzione di dighe sulla Garonne e l’inquinamento. Esistono anche recenti minacce, come l’idea di destinare alcune zone lungo il fiume all’estrazione di ghiaia per lavori edili. Tutto ciò ha già provocato la degradazione o la distruzione di alcuni siti dove abitualmente si riproducevano questi pesci. Attualmente la popolazione di questi pesci si trova nel periodo degli accoppiamenti in una sola area molto ristretta, di circa 10 chilometri quadrati, dove sono state stimate 27 aree riproduttive. Purtroppo, come si è visto, non esistono solo le minacce sul fiume perché l’effettivo rischio di estinzione è oggi rappresentato dalle catture accessorie durante le attività di pesca. Le misure messe in atto, soprattutto in Francia, hanno previsto il ripopolamento dei fiumi, e in questi anni sono stati cresciuti esemplari da immettere in natura. I numeri di esemplari prodotti nel triennio 2007-2009 sono i seguenti: 7.000 nel 2007, 80.000 nel 2008 e 46.000 nel 2009. Questi numeri fanno certamente ben sperare, almeno per evitare l’estinzione della specie in senso generale, ma sarebbe estremamente importante mantenere la specie allo stato selvatico. In ogni caso gli esemplari introdotti sono oggi ancora troppo giovani per iniziare un ciclo riproduttivo. Non si tratterebbe tanto dei maschi, che relativamente alle prime generazioni riprodotte sarebbero in teoria riproduttivi dal 2014, ma delle femmine, che sarebbero fertili a partire dal 2016. Il programma di riproduzione dello storione comune si è attivato in Francia e Germania già nel 1995, con bassi tassi riproduttivi, ma è solo nel 2007 che ha visto la nascita di avannotti da esemplari allevati. In questo storione il muso appare allungato e appuntito. In esso la cavità orale ha termine all’altezza della metà dell’opercolo, mentre nello storione cobice (Acipenser naccarii) ha termine poco dopo l’estremità anteriore dell’opercolo. Negli adulti di storione cobice, l’inserzione dei barbigli è più prossima al muso, mentre in quelli di storione comune l’inserzione è più prossima alla bocca. Le pinne di questo storione hanno colore giallastro, grigiastro o rosato, a differenza di quelle dello storione cobice che mostrano un colore verdastro. Nello storione comune il dorso è generalmente più chiaro, ma non sempre, e le placche laterali sono in minor numero rispetto allo storione cobice. Infine questo storione è più grande dello storione cobice, con dimensioni che possono raggiungere 1,5-3metri. Lo storione comune si potrebbe anche confondere con lo storione europeo (Huso huso) o ladano, ma quest’ultimo si può distinguere per le dimensioni più rilevanti, che possono raggiungere i 3,5 metri e che un tempo, negli esemplari enormi, raggiungevano i 7. In questo grosso storione gli scudi ossei sui fianchi sono proporzionalmente più piccoli e la bocca è più ampia. Inoltre i barbigli ripiegati raggiungono la bocca e mostrano estroflessioni foliacee, a differenza di quanto accade negli esemplari delle specie di storioni appartenenti al genere Acipenser, come quella descritta. Rispetto agli storioni comuni, i grossi storioni europei mostrano subito dopo il capo un aspetto più “ingobbito”. Mostrano anche un colore più uniforme, generalmente grigio, con il muso chiaro sul lato ventrale, punteggiato di grigio sul bordo e rivoltò all’insù,. Attenzione la scheda potrebbe contenere lievi inesattezze o imprecisioni in quanto non è stata ancora controllata da un esperto dello specifico gruppo sistematico cui appartiene la specie descritta.

🧬Classificazione

Nome Comune

Acipenser Sturio

Nome Scientifico

Acipenser Sturio

Categoria ASPIM

pesci

Segnalazioni ASPIM

0 avvistamenti registrati

Stato di Protezione

Allegato II

Specie in pericolo

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