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pesci • Protocollo ASPIM

Aphanius Fasciatus

Aphanius Fasciatus

Aphanius Fasciatus

Introduzione

L'Aphanius fasciatus (Valenciennes, 1821), noto comunemente come nono, è un piccolo pesce ciprinodontide. La sua classificazione ha subito diverse revisioni; inizialmente inserita da Valenciennes nel genere Cyprinodon nel 1821, tale attribuzione fu presto contestata da Hubbs, il quale sosteneva che il genere Cyprinodon dovesse includere esclusivamente specie americane. Fu Nardo, nel 1827, a definire il nuovo genere Aphanius, al quale la specie è tuttora assegnata. Il genere Aphanius comprende nove specie di piccoli pesci, di cui sei sono esclusivamente dulcicole o interne, mentre tre, inclusa l'Aphanius fasciatus, mostrano affinità marine e vivono tipicamente in acque salmastre, come quelle lagunari, con la capacità di penetrare anche in mare. Il nome volgare nono è particolarmente diffuso nella Laguna Veneta, mentre in altre aree italiane sono utilizzati nomi locali differenti.

Dal punto di vista evolutivo e biogeografico, l'Aphanius fasciatus e le specie affini sono considerati relitti della fauna mediterranea preesistente alla quasi totale evaporazione delle acque di questo mare, verificatasi nel Messiniano (Miocene finale). Questi pesci sarebbero sopravvissuti all'estinzione grazie alla loro capacità di adattarsi alle poche acque rimaste, sia dolci che ipersaline. Studi filogenetici condotti da Hrbek e Meyer nel 2003 su popolazioni di nono hanno indicato che gli esemplari di questa specie non hanno subito una variazione genetica significativa rispetto a specie simili dello stesso genere, con l'eccezione della popolazione del lago Bafa in Turchia, la cui segregazione si stima sia avvenuta circa 4 milioni di anni fa a seguito dell'isolamento del lago dal Mediterraneo.

Descrizione

L'Aphanius fasciatus presenta uno spiccato dimorfismo sessuale, evidente sia nella taglia che nella livrea. Le femmine sono generalmente più grandi dei maschi, i quali mostrano colorazioni più vistose e complesse. Questo marcato dimorfismo ha storicamente portato a classificazioni errate; ad esempio, Valenciennes identificò i maschi come Cyprinodon fasciatus e le femmine come Cyprinodon calaritanus. Altri naturalisti, come Costa e Risso, assegnarono rispettivamente i nomi Lebias flava e Aphanius nanus ai maschi della specie.

Questi piccoli pesci hanno un corpo piuttosto tozzo e leggermente depresso nell'area cefalica, che è anch'essa sviluppata. In generale, appaiono relativamente allungati e poco alti, con l'altezza massima inferiore alla lunghezza del capo. Il peduncolo caudale è ben sviluppato, corto e ampio in senso trasversale. Il corpo è compresso nell'area caudale e lateralmente, ricoperto da squame piuttosto grandi che si estendono anche sui pezzi opercolari, sopra la base della pinna caudale e nella regione sottorbitale. Il numero di squame che ricoprono la linea laterale, spesso poco visibile o assente in questa specie, è compreso tra 28 e 32.

Gli occhi sono mediamente grandi, con un diametro che supera la lunghezza preorbitale e corrisponde a circa un terzo della lunghezza del capo. Subito dietro l'orbita si osserva un poro, seguito a brevissima distanza da un altro situato appena più in basso. L'apertura boccale nel nono è anteriore, si trova più o meno al centro del muso e supera le mascelle oblique e inclinate posteriormente verso il basso. La mandibola è prominente e mostra i premascellari protrattili. Entrambe le mascelle presentano da 12 a 16 denti disposti in una sola fila, dalla particolare forma a forchetta con tre punte. La punta centrale è un po' più grossa, sviluppata e sporgente rispetto alle due laterali, che sono parzialmente oblique e convergenti alla base. Le piccole narici sono appena visibili; quella anteriore è a forma di poro e si trova all'apice del muso, mentre quella posteriore è ovale e si trova sul lato dorsale del muso, leggermente indietro rispetto al margine anteriore dell'occhio.

Le pinne dorsale e anale sono situate in posizione arretrata. La pinna dorsale è singola; nei maschi il punto anteriore di inserzione di questa pinna è più vicino all'apice del muso che al margine posteriore della coda. Nelle femmine, il punto anteriore di inserzione appare più o meno equidistante sia dall'apice del muso che dal margine posteriore della coda, o addirittura appena più vicino al margine posteriore. Nelle femmine, la pinna dorsale appare quindi più spostata posteriormente. I raggi che sorreggono queste pinne sono 11 nei maschi e 10 nelle femmine. La forma della pinna dorsale è curva, con i raggi inclinati posteriormente. Anche la pinna anale, situata ventralmente e più indietro rispetto alla dorsale, appare simile a quest'ultima o è solo un po' più piccola, ed è anch'essa inclinata posteriormente e con i raggi curvi. Talvolta, nei maschi, la parte distale della pinna anale ripiegata posteriormente può arrivare a lambire la base della pinna caudale, mentre nelle femmine rimane più distaccata. I raggi della pinna anale sono 11 nei maschi e 10 nelle femmine. La pinna caudale mostra una forma a paletta, con un margine arrotondato e libero. I raggi di questa pinna sono circa 26 nei maschi e 24 o 25 nelle femmine. Nei maschi, la parte posteriore delle pinne pettorali raggiunge o oltrepassa l'origine anteriore delle pinne ventrali, cosa che non avviene nelle femmine. I raggi delle pinne pettorali sono 15 o 16 nei maschi e 12 o 13 nelle femmine. Ancora solo nei maschi, le pinne ventrali, quando ripiegate posteriormente, finiscono per lambire o superare la zona di origine anteriore della pinna anale, mentre nelle femmine, anche a pinne ripiegate, esiste sempre uno spazio libero.

Livrea

La livrea di questi pesci è piuttosto particolareggiata e gli esemplari di entrambi i sessi mostrano bande trasversali ben visibili.

  • I maschi mostrano un colore grigio verdastro o bluastro sul dorso e su tutti i fianchi, che talvolta sono appena più chiari e il colore dorsale può sfumare e schiarire nei fianchi bassi e nella parte più estrema del ventre. Questo colore appare interrotto ad intervalli regolari da circa 7-15 fasce più o meno strette e trasversali (verticali) di colore argento, giallognolo o azzurrognolo, che dal dorso raggiungono il ventre. L'iride appare giallo dorato e spesso anche l'opercolo, che può inoltre mostrare sfumature azzurrognole. La pinna dorsale nei maschi appare marginata anteriormente e superiormente di nero, e colorata con un bandeggio marrone e panna, talvolta maculata di giallo dorato. La pinna anale appare anch'essa bandeggiata di marrone e panna o marrone e azzurrognolo, con ampie zone giallo limone o giallo cromo. Anche le ventrali e la caudale sono spesso giallo cromo, ma quest'ultima può mostrare, oltre ad un colore aranciato, anche una banda scura, parallela al suo margine esterno, banda che compare solitamente solo in alcune popolazioni. Sono giallastre anche le pinne pettorali. Nelle differenti popolazioni il numero e la larghezza delle fasce verticali disposte sui fianchi può essere diverso, così come può esistere o meno la banda submarginale sulla pinna caudale.
  • Le femmine mostrano una livrea molto meno appariscente e solo il dorso appare brunastro o verdastro, mentre i fianchi ed il ventre sono argentei. Dal dorso discendono sui fianchi chiari circa 11-17 bande sottili scure, più o meno marcate e spesso tratteggiate, concolori al dorso o anche nerastre, e trasversali (verticali). Queste linee possono apparire disposte sopra una linea che si trova talvolta al centro dei fianchi ed appare longitudinale e grigio scura. Queste linee non raggiungono né l'estremità del dorso né quella del ventre e alcune rimangono solo lungo i fianchi. In alcune rare femmine le linee in questione possono essere assenti. Nelle femmine l'occhio mostra un iride biancastro e ornato da una fine punteggiatura nerastra e un opercolo bianco argenteo. Tutte le pinne sono chiare, biancastre e semitrasparenti.

In questa specie di pesci, i maschi sono più piccoli delle compagne e in generale si tratta sempre di pesci relativamente piccoli, che non superano praticamente quasi mai i 6-7 centimetri di lunghezza, con taglie più comuni che si attestano sui 5-5,5 centimetri di lunghezza. Il tempo necessario affinché una popolazione di questi pesci raddoppi il numero di individui appare piuttosto ridotto ed è stimato intorno ai 15 mesi.

Specie simili e distinzione

L'Aphanius fasciatus è praticamente inconfondibile nel suo areale principale. L'Aphanius iberus, l'altra specie mediterranea, ha un areale limitato alle coste iberiche e ben separato da quello del nono. In ogni caso, la femmina di A. iberus presenta delle punteggiature scure ben evidenti sui fianchi e non linee come quelle presenti sui fianchi della femmina del nono. Il maschio di A. iberus mostra la colorazione chiara ventrale anteriore che dal centro del ventre sale sino a metà dell'occhio e una serie di bande chiare, sottili ed irregolari, che attraversano verticalmente la livrea scura dei fianchi posteriori e che si estendono anche sulla pinna caudale.

Nel Bacino Orientale del Mediterraneo si trova l'Aphanius dispar, che potrebbe confondersi con l'Aphanius fasciatus. In questa specie i maschi hanno grandi pinne dorsali e anali e sui fianchi bande azzurrognole verticali sottili che, soprattutto nella parte anteriore del corpo, si frammentano a formare linee e punti che si estendono anche orizzontalmente. In molti esemplari esistono solo le punteggiature e le piccole linee. La pinna caudale appare grande e sub triangolare, con due o più ampie bande nerastre ben evidenti. Le femmine appaiono invece molto più simili a quelle del nono, ma hanno le linee verticali più lunghe, mediamente più numerose e meno interrotte.

Habitat ed Ecologia

L'Aphanius fasciatus sembra preferire le acque salmastre, dove vivono anche altre specie come i cefali, ma sopporta condizioni di forte evaporazione delle acque ed è particolarmente eurialina, riuscendo a vivere sia nelle acque dolci che in quelle marine, e addirittura in acque sature di sale, sino a concentrazioni superiori di quattro volte rispetto a quelle delle acque marine. Condizioni di ipersalinità di questo tipo si registrano di fatto solo nelle saline; ad esempio, nella salina di Margherita di Savoia sono stati osservati esemplari di nono in vasche dove la concentrazione dei sali marini aveva già raggiunto e superato 100 ppt di salinità. Ad El Agheila in Libia, questo pesce sopporta acque che sgorgano da sorgenti calde, inospitali per altre specie di pesci a causa dei livelli elevati di solfato di calcio e acido solfidrico.

Oltre a sopportare sbalzi di salinità, il nono tollera ampi sbalzi di temperatura, come quelli che si registrano nelle piccole raccolte d'acqua sottoposte ad irraggiamento solare. Questa sua caratteristica è sfruttata negli acquari, dove può essere tenuto in acque con temperature molto diverse, comprese tra i 2 e i 30 gradi centigradi. In natura, ad esempio nella Laguna di Messolongi in Grecia, gli esemplari di nono dimostrano di resistere a picchi giornalieri di temperatura delle acque che possono raggiungere i 40°C, temperature che si riducono però durante la notte e le ore meno assolate. La resistenza del nono si estende anche a basse concentrazioni di ossigeno disciolto. Altri fattori variabili, valutati per il mantenimento in cattività di questo pesce, sono il pH, sopportato tra 7,5 e 9, e la durezza dell'acqua, che può variare tra 180 e 540 ppm.

Nelle acque delle saline, i noni possono formare branchi anche molto raggruppati e con un gran numero di esemplari raccolti in spazi ridotti. In questo caso, i branchi sono formati in maggioranza da femmine, circa il 75% del totale, mentre il restante 25% è rappresentato da maschi. La specie è comunque gregaria e i branchi compatti si trovano proprio in prossimità delle rive o appena sotto di esse. Le maggiori diffusioni di questi pesci sono state registrate nei canneti e comunque dove esistono coperture vegetali del fondo e piante semisommerse, che offrono probabilmente ai piccoli pesci una maggiore protezione e sicurezza. Pur stazionando in acque calme, sembra che il nono, dagli specchi acquei abitati comunemente (stagni e lagune), si spinga anche all'interno dei fiumi e dei canali, risalendoli e nuotando sino a discrete distanze dalla foce dei corsi d'acqua. Questi piccoli pesci frequentano bassissimi fondali, prediligendo quelli ricchi di vegetazione, ampi e orizzontali. I giovani rimangono nelle vicinanze della costa degli stagni e nelle estremità chiuse dei canali delle saline, dove nuotano in appena qualche centimetro di acqua. Gli esemplari maturi e adulti frequentano preferibilmente lagune molto saline e comunicanti con il mare, con bassi fondali ricchi di alghe verdi. A qualunque stadio di sviluppo, questi pesci prediligono acque ferme o mosse da lievissime correnti, come quelle già indicate di lagune e stagni, ma anche laghetti, terreni allagati dalle maree (barene) e bassi canali, con fondi ricchi di alghe spesso filamentose.

Areale di distribuzione

L'areale dell'Aphanius fasciatus comprende le coste (lagune, saline, laghi costieri) e le acque interne dei corsi d'acqua (foci, estuari, tratti di fiumi anche lunghi) presenti nel Bacino del Mediterraneo. Lungo la costa africana e asiatica, l'areale va dalla laguna costiera di Mar Chica, in Marocco, sino alle coste turche, passando per le coste di Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Libano, Israele e Siria. L'areale comprende anche le coste di Cipro e di molte altre isole mediterranee, nonché il Canale di Suez. In questa zona, la popolazione che vive nel Lago Bafa in Turchia appare particolarmente preziosa per la sua unicità genetica, dove si assiste anche a un aumento della concentrazione dei sali dell'acqua, che sta diventando gradualmente salina. Invece, nelle acque presenti nell'oasi egiziana di Siwa, il nono vive insieme all'altra specie simile Aphanius dispar.

L'areale continua dalle coste meridionali del Mar di Marmara, lungo tutte le coste della Grecia e delle grandi isole greche, come quelle di Candia, sino a quelle dei paesi dell'ex Jugoslavia e dell'Albania. In Italia la specie è segnalata in tutte le regioni costiere e nelle isole, nonché in tratti di molti fiumi e quindi anche in regioni interne che non hanno sbocchi al mare. La presenza in Italia, come in altre nazioni mediterranee, non appare continua ma frammentata e spesso limitata a zone dove esistono gli habitat ideali per questa specie, come in Maremma, nel Lago di Lesina, nelle lagune costiere di Orbetello e del Circeo e nel Lago di Varano nel Gargano. Altri habitat ideali sfruttati dal nono si trovano nelle Saline di Cervia, in Emilia Romagna, in quelle di Tarquinia, nel Lazio, e in quelle di Margherita di Savoia in Puglia. Nelle lagune costiere del Po attualmente le popolazioni sembrano essere abbondanti. Oltre l'Italia, l'areale continua in Francia, sino alla regione di Nizza. Il nono è invece considerato ormai estinto nella fascia di costa compresa tra Marsiglia e Montpellier e mostra un areale disgiunto tra Tarragona e Peñíscola in Spagna. Questo pesce è quindi quasi totalmente assente nella Penisola Iberica e anche a Creta.

Riproduzione

Le femmine di nono sono di solito mature sessualmente quando mostrano una lunghezza compresa tra 3,7 e 3,9 centimetri. Il tempo necessario agli esemplari di entrambi i sessi per raggiungere la maturità sessuale è compreso tra i 7 ed i 12 mesi dalla nascita. Il periodo riproduttivo o di fregola non è uguale in tutto l'areale di questo pesce e varia soprattutto in ragione della latitudine e delle condizioni climatiche. In ogni caso il nono è policiclico ed effettua deposizioni successive, intervallate anche da mesi di non deposizione. La riproduzione nelle acque italiane avviene da metà marzo e si protrae sino a tutto maggio o anche sino ai primi di giugno. Nelle acque corse (Francia), la riproduzione si verifica da aprile a settembre, mentre in quelle greche da aprile a luglio. Le zone prescelte per l'accoppiamento si trovano principalmente nei canali delle saline.

Prima dell'accoppiamento il maschio effettua una sorta di danza rituale allo scopo di separare la femmina dagli altri componenti del branco di piccoli pesci del quale fa parte. Durante una stagione riproduttiva, la femmina depone in media 200 uova. In questa specie, pertanto, la fecondità è relativamente bassa. Le uova prodotte da questi pesci possiedono filamenti e vengono deposte in piccoli mucchietti costituiti da 7-8 di esse. La deposizione viene effettuata dalla femmina direttamente sui fondali ricoperti di alghe, o comunque di vegetazione. Le uova sono adesive ed i gruppi di uova liberati dalle femmine finiscono per aderire a materiale vegetale o al fondale, dove vengono fecondati dai maschi. Lo sviluppo dell'embrione all'interno dell'uovo dura numerosi giorni; generalmente da 10 a 14. Alla nascita i piccoli misurano tra i 4 ed i 4,5 millimetri di lunghezza. Durante lo sviluppo, qualche tempo dopo la nascita e superata la lunghezza di 26 millimetri, gli avannotti iniziano a mostrare caratteri femminili o maschili. I giovani esemplari vivono anch'essi gregari, in gruppi formati da numerosi esemplari. Da osservazioni in acquario si è visto che le femmine, durante il loro periodo riproduttivo, depositano le uova ad intervalli, mentre i maschi tendono a definire una territorialità temporale, individuando un territorio da difendere contro altri maschi, rendendolo interessante per le femmine affinché le stesse possano deporvi le uova. Si è visto anche che i pesci appartenenti a questo genere tendono a cibarsi delle uova deposte, almeno in acquario.

Alimentazione

Viste le loro dimensioni, i noni si cibano di piccole prede, costituite soprattutto da piccoli invertebrati e da organismi planctonici, ma anche di detrito organico. Tra gli organismi planctonici si trovano soprattutto piccoli crostacei, come le dafnie e le artemie saline, e molluschi gasteropodi. Tra gli invertebrati, i noni sembrano prediligere larve di insetti e tra queste prevalentemente quelle di ditteri come le zanzare. Per questo motivo questi pesci vengono considerati relativamente importanti per effettuare il contenimento dei ditteri ematofagi.

Conservazione e Minacce

Nonostante la grande resistenza a condizioni ambientali estreme, i noni possono essere soggetti a malattie virali e batteriche e possono essere parassitati da crostacei, protozoi, e da vermi, come nematodi e cestodi. Dato il loro ambiente di vita, possono finire vittima di pesci predatori, ma anche di uccelli che li possono scorgere dall'alto.

Secondo l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), lo status di questa specie viene considerato "Least Concern" (poco preoccupante). La definizione risale all'anno 2006; in precedenza, nel 1996, lo status non era stato definito per mancanza di dati. Esistono comunque valutazioni locali dello stato di questa specie, simili a quella generale per i paesi europei (2006) e per l'Africa Settentrionale (2010), e per le acque italiane (2013). Questa specie è stata elencata all'interno dell'allegato II della Direttiva Habitat, emanata dall'Unione Europea. Il Nono è stato considerato anche durante la stesura della Convenzione di Berna, dove appare elencato negli allegati II e III. Per quel che riguarda l'Italia, la specie è stata inclusa nel Piano di Azione Generale per la Conservazione dei Pesci d'Acqua Dolce Italiani.

Dalle valutazioni precedenti si evince che il nono è un pesce abbastanza distribuito nel suo areale, spesso anche abbondante, che non è soggetto a minacce diffuse. È più probabile quindi che possa essere minacciato a livello locale. In diverse zone, infatti, alcune popolazioni hanno subito l'estinzione, soprattutto a causa di:

  • La distruzione del loro habitat, provocata da bonifiche, prelievi idrici o gravi inquinamenti (ad esempio, eutrofizzazione).
  • L'introduzione di pesci simili ma alloctoni, come quelli del genere Gambusia o della specie Fundulus heteroclitus, che competono e infastidiscono le popolazioni di noni, rappresentando una specie autoctona.

Anche in Italia si registra un declino e una frammentazione a livello locale, particolarmente grave per il fatto che in alcune aree esistono popolazioni geneticamente differenziate che necessiterebbero di una tutela puntuale per evitarne l'estinzione. Ad esempio, in Sicilia dal 30% al 40% delle popolazioni originarie di questi pesci sono ormai scomparse, portando alla perdita di caratteristiche genetiche uniche. Una delle estinzioni locali italiane è avvenuta nelle Marche, dove la specie era stata segnalata sino al 1990 lungo il corso del Fiume Foglia. L'antropizzazione delle coste, l'inquinamento, l'eutrofizzazione ed il degrado in generale, che sono attivi lungo molte fasce costiere, potranno portare a un peggioramento delle condizioni dello status di questi pesci.

Le carni di questi piccoli pesci, sebbene ritenute velenose per qualche tempo, oggi si sa che non lo sono, anche se rimangono scadenti e amare e quindi senza interesse economico. Nelle zone dove era piuttosto abbondante, il nono veniva catturato ed utilizzato come concime ricco di fosforo. Vista la bellezza della livrea, soprattutto di quella maschile, gli esemplari di nono venivano anche catturati e commerciati per essere venduti agli acquariofili come specie ornamentale. In ogni caso la cattura degli esemplari può essere effettuata con coppi o retini a mano o anche con piccole nasse. Per le dimensioni e la carne immangiabile, la specie non viene considerata né dai pescatori professionisti né da quelli ricreativi. Anche se molti studiosi sospettano o prendono atto del declino della specie, la situazione del nono resta ancora poco preoccupante, ma occorre prestarvi attenzione per limitare la causa principale di scomparsa della specie, ossia il degrado degli habitat, capace di provocare in poco tempo l'estinzione di questi pesci.

🧬Classificazione

Nome Comune

Aphanius Fasciatus

Nome Scientifico

Aphanius Fasciatus

Categoria ASPIM

pesci

Segnalazioni ASPIM

0 avvistamenti registrati

Stato di Protezione

Allegato II

Specie in pericolo

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