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Anguilla Anguilla

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Introduzione e Classificazione

L'anguilla europea, scientificamente nota come Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758), è un pesce dal ciclo vitale particolarmente affascinante e a lungo avvolto nel mistero. Inizialmente classificata da Linneo sotto la famiglia Muraenidae, la specie ha visto la sua collocazione tassonomica evolversi con l'istituzione del genere Anguilla da parte di Schrank nel 1798 e della famiglia Anguillidae da parte di Rafinesque nel 1810. Questa evoluzione ha chiarito le differenze tra anguille, murene e gronghi.

La comprensione del ciclo vitale dell'anguilla ha rappresentato una sfida per i naturalisti per secoli, data l'assenza di esemplari giovanili osservati dai pescatori. I primi progressi significativi si ebbero con la classificazione di una "specie" curiosa, il Leptocephalus brevirostris, successivamente identificata da Grassi e Calandruccio come la fase larvale dell'anguilla europea. La fase riproduttiva fu infine chiarita da Schmidt, che dimostrò la migrazione dell'anguilla europea nel Mar dei Sargassi per riprodursi. Nonostante alcuni dubbi iniziali sulla fattibilità di una migrazione così estesa, la teoria fu confermata, dissipando anche l'ipotesi di un reclutamento di anguille americane in acque europee, dato che anche le anguille americane si riproducono nello stesso Mar dei Sargassi, pur mantenendo un isolamento genetico. In alcune regioni italiane, le femmine mature sono chiamate "maretiche" e i maschi "capitoni".

Ciclo Vitale e Migrazione

L'anguilla è una specie catadroma, caratterizzata da un ciclo vitale che inizia in mare, prosegue con un lungo periodo di sviluppo in acque dolci e culmina con una migrazione di ritorno in mare aperto per la riproduzione, a differenza di specie anadrome come i salmoni. Il meccanismo attraverso il quale le larve passano dal mare alle acque dolci è noto come potamotochia. Pur vivendo la maggior parte della vita in acqua dolce, l'anguilla può essere trovata anche in lagune e in mare.

Il ciclo di vita dell'anguilla comprende diverse fasi, ciascuna con un aspetto e un nome distintivo:

  • Leptocefali: Larve trasparenti, fortemente compresse lateralmente e dall'aspetto foliaceo, lunghe fino a 7-8 centimetri. Hanno una testa piccola e sono completamente trasparenti, permettendo di osservare i 112-117 monomeri del corpo.
  • Anguille di vetro: Dopo la migrazione oceanica e la metamorfosi in prossimità delle coste europee e della piattaforma continentale, i leptocefali si trasformano in anguille parzialmente trasparenti, con un corpo che si riduce in altezza e si accorcia, assumendo una forma sub-cilindrica.
  • Cieche: Negli estuari e in acque dolci o salmastre, le anguille di vetro perdono parzialmente la trasparenza e iniziano ad acquisire una forma simile all'adulto, ma ancora depigmentate e senza differenziazione sessuale.
  • Ragano: Una fase intermedia tra le cieche e le anguille gialle, descritta in alcune zone.
  • Anguille gialle: Con la crescita, le anguille diventano più simili agli adulti, con una livrea più chiara e pigmentata, spesso con tonalità olivastre o bruno-giallastre dorsalmente e un ventre bianco sporco. In questa fase inizia la differenziazione sessuale.
  • Anguille d'argento (o argentine): La fase terminale, raggiunta dopo diversi anni (5-20), in cui gli esemplari maturano sessualmente. Assumono una livrea scura, quasi nera o nerastra dorsalmente e bianco-argentea ventralmente. Gli occhi si ingrossano, il capo aumenta di volume, il muso si restringe e le pinne pettorali diventano più lanceolate. Queste anguille sono pronte per la migrazione riproduttiva.

La riproduzione dell'anguilla avviene nel Mar dei Sargassi, in una zona compresa tra le Bermuda e le Grandi Antille, a una profondità stimata tra i 400 e i 700 metri. La migrazione riproduttiva degli adulti inizia alla fine dell'autunno dalle acque dolci, dura circa sei mesi e copre distanze tra i 4.000 e i 7.000 chilometri, con una media di 15-40 km al giorno. Gli esemplari migrano preferibilmente durante notti buie e tempestose. Nel sito riproduttivo, tra marzo e luglio, le femmine depongono da 1 a 6 milioni di uova pelagiche, di 1-3 millimetri, che si schiudono a temperature superiori ai 20°C. Si ritiene che gli adulti muoiano dopo la riproduzione a causa dello stress della migrazione e del digiuno. I leptocefali nati affrontano una lunga traversata oceanica (2-3 anni) verso le coste europee e nordafricane, favorita dalla Corrente del Golfo e dalla Corrente Nord-Atlantica, assorbendo nutrienti disciolti attraverso la superficie corporea.

La durata dello sviluppo completo nelle acque interne è variabile, stimata tra i 4 e i 5 anni dalla nascita per le femmine e tra i 3 e gli 8 anni per i maschi. Prima della migrazione riproduttiva, i maschi possono rimanere in acqua dolce da 6 a 14 anni, mentre le femmine da 9 a 18 anni. I maschi maturi misurano circa 30-40 centimetri, mentre le femmine raggiungono i 55-65 centimetri, con esemplari massimi di un metro per i maschi e un metro e mezzo e oltre 5 chilogrammi per le femmine. La determinazione del sesso sembra dipendere da fattori ambientali, come la densità degli individui.

Morfologia

L'anguilla europea presenta un corpo serpentiforme e allungato. Nella parte anteriore e centrale è subcilindrico, mentre nella regione caudale appare compresso lateralmente. La bocca è ampia e presenta una mandibola (mascella inferiore) sporgente e prominente, più lunga della mascella superiore. Al suo interno, si trovano denti piccoli e uniformi, distribuiti sia sulle mascelle che sul vomere.

Le aperture branchiali sono piccole, a forma di fessura e quasi verticali, poste sui fianchi davanti alle pinne pettorali. Gli occhi sono relativamente piccoli, ma il loro diametro aumenta visibilmente con la maturità sessuale. Le narici, a forma di tubetto, sono posizionate vicino all'estremità del muso. La linea laterale è evidente e corre in modo rettilineo lungo il centro dei fianchi.

Le pinne sono caratteristiche: la pinna dorsale è molto sviluppata in lunghezza e si unisce, nella parte posteriore del corpo, con la pinna anale, anch'essa lunga, formando una "finta pinna caudale". La dorsale origina piuttosto indietro rispetto alle pinne pettorali e conta da 245 a 280 raggi, mentre l'anale origina appena dietro l'apertura anale e presenta da 180 a 255 raggi. L'anguilla possiede solo le pinne pettorali, che sono piccole e tondeggianti; le pinne ventrali (pelviche) sono assenti.

La pelle è particolarmente viscida e incorpora piccolissime squame, rese invisibili da un notevole strato di secrezione mucosa. La colorazione varia con l'età e la fase di sviluppo: gli esemplari giovani (anguille gialle) mostrano tonalità olivastre o bruno-giallastre dorsalmente e un ventre bianco sporco. Con la maturità sessuale (anguille d'argento), la livrea dorsale diviene nera o nerastra, contrastando con il ventre bianco-argenteo. Raramente, alcune anguille giovani possono avere dorso nerastro e ventre e fianchi di un acceso giallo-arancio.

Habitat ed Ecologia

L'anguilla europea è un pesce di notevole vitalità e resilienza, capace di tollerare condizioni ambientali estremamente diversificate. Si adatta a:

  • Acque salate con vari gradi di salinità, anche elevati.
  • Acque salmastre e dolci.
  • Acque fredde, temperate o calde.
  • Ampie e rapide variazioni di salinità, temperatura e pressione.

Questo le consente di vivere in una vasta gamma di habitat acquatici, tra cui mare, laghi, stagni, lagune salmastre, paludi, pozzi, fiumi e torrenti, purché collegati al mare. L'anguilla è anche in grado di trascorrere brevi periodi fuori dall'acqua, muovendosi sull'erba di notte per spostarsi tra corpi idrici o superare ostacoli.

Preferisce i fondali molli o fangosi, dove trascorre le ore più calde del giorno affossata. Può anche abitare fondi duri, purché ricchi di nascondigli come pietre o fessure nelle rocce. Le anguille sono predatori attivi di notte. Nel periodo invernale, in acqua dolce, entrano in uno stato di anabiosi e si alimentano poco, mentre in acqua salata rimangono attive per gran parte dell'anno. La loro vitalità aumenta con l'alta marea e in acque torbide.

Una caratteristica notevole è la capacità di sopravvivere in acque con basse concentrazioni di ossigeno disciolto, grazie alla captazione di ossigeno attraverso la loro superficie corporea, ampiamente vascolarizzata. Questo permette loro di rimanere fuori dall'acqua per brevi periodi, se l'umidità è sufficiente.

Una parte della popolazione, soprattutto maschi, vive e permane in mare, in particolare in lagune. In mare, l'anguilla è prettamente bentonica, frequentando bassi fondali sabbiosi, fangosi o sabbioso-fangosi, anche con coperture algali o praterie di posidonia. Sembra che le femmine si inoltrino maggiormente nei corsi d'acqua dolce, colonizzandone quasi tutte le parti, mentre i maschi si limitano a estuari, lagune, delta dei fiumi e acque costiere.

Le anguille appena nate sono batipelagiche, nascendo in acque profonde fino a 1.000 metri. Successivamente, allo stadio di leptocefalo, risalgono per viaggiare nelle correnti come parte del plancton, a profondità tra i 300 e i 50 metri.

Alimentazione

Le anguille possiedono un olfatto molto sviluppato, che consente loro di cacciare cibo praticamente durante tutte le ore notturne, dal tramonto all'alba. Sono pesci estremamente voraci e si cibano di qualsiasi cosa capiti loro a tiro, dimostrando una notevole resistenza al digiuno in assenza di cibo.

La dieta varia a seconda dello stadio di vita:

  • Le cieche e i ragani si nutrono di piccoli organismi bentonici.
  • Le anguille gialle, inizialmente, consumano organismi bentonici più grandi. Con lo sviluppo, iniziano a predare piccoli pesci o fasi giovanili di pesci più grandi, inclusi altri anguille, evidenziando un certo grado di cannibalismo.
  • Gli adulti e le grosse anguille gialle si cibano prevalentemente di:
    • Insetti e loro larve.
    • Anfibi.
    • Pesci (es. Atherina boyeri, Aphanius fasciatus), inclusi uova e avannotti.
    • Vermi (es. policheti dei generi Nephthys, Nereis).
    • Crostacei decapodi (es. generi Pachygrapsus, Palaemon, Carcinus), anfipodi (es. genere Gammarus) e isopodi (es. genere Idotea).
    • Occasionalmente, sostanze organiche e rifiuti.
    • Possono predare anche piccoli uccelli e pulcini di anatre.

In mare, la ricerca di cibo si concentra sui fondali fangosi, dove trovano vermi anellidi policheti, molluschi bivalvi e crostacei come i gamberetti. Studi condotti su anguille nei fiumi britannici indicano che la loro dieta è composta principalmente da pesce (70%) e oligocheti (12%), oltre a larve di efemerotteri e tricotteri. L'anguilla è considerata un predatore opportunista, la cui importanza è fondamentale per il mantenimento degli equilibri biologici ed ecologici negli ecosistemi acquatici.

Per quanto riguarda le larve appena nate (leptocefali), si ipotizza che assorbano i nutrienti necessari per vivere e crescere direttamente dall'acqua, attraverso la superficie del corpo, dato che le indagini sul contenuto stomacale non hanno mai rivelato la presenza di alimenti.

Predatori e Difese

Nonostante la loro robustezza, le anguille sono predate da mammiferi, come le lontre, e da altri grossi pesci. Tuttavia, il loro sangue è tossico, agendo come un deterrente efficace. Il plasma sanguigno dell'anguilla contiene l'emoittiotossina, una tossina che, a contatto con il sangue di altri vertebrati, agisce come sostanza emolitica, distruggendo le membrane dei globuli rossi. È importante sottolineare che questa tossina è termolabile, il che significa che viene neutralizzata dopo la cottura o altri trattamenti termici. Inoltre, viene inattivata dai processi digestivi, rendendo le carni dell'anguilla sicure per il consumo umano dopo l'adeguata preparazione.

Parassiti e Malattie

Nonostante la loro reputazione di pesci robusti, le anguille europee possono essere affette da una vasta gamma di parassiti, batteri, funghi e virus. Sebbene molti esemplari abbiano abitudini solitarie, la vita in ambienti ristretti può favorire la trasmissione di malattie e scatenare epidemie.

Tra i principali agenti patogeni e parassiti si annoverano:

  • Batteri:
    • Aeromonas hydrophila e Vibrio anguillarum, che causano marciume delle pinne, lesioni e ulcere cutanee.
  • Virus:
    • Alcuni generi Herpes e Rhabdovirus, responsabili di emorragie.
  • Funghi:
    • Generi come Saprolegnia, che si manifestano con espansioni cotonose sulla pelle e sulle branchie, potendo portare al soffocamento del pesce, spesso su animali già debilitati.
  • Monogenei:
    • Pseudodactylogyrus anguillae, che possono invadere le branchie.
  • Protozoi:
    • Ichthyophthirius multifiliis, che produce macchie biancastre sul corpo e indebolisce il pesce.
    • Ciliati del genere Trichodina, che debilitano il pesce e stimolano un'eccessiva produzione di muco.
  • Vermi (platelminti e nematelminti che parassitano l'intestino):
    • Dibothrium claviceps
    • Deropristis inflatum
    • Lecithochirium gravidum
    • Ascaris labiata
    • Particolare attenzione merita Anguillicoloides crassus (precedentemente Anguillicola crassus), un nematodo che infetta la vescica natatoria, compromettendo la capacità migratoria e la sopravvivenza del pesce, spesso introdotto tramite anguille reintrodotte dal Giappone.
  • Crostacei:
    • Ergasilus gibbus (parassita delle branchie)
    • Generi come Argulus (parassita della cute)

È stato osservato che le anguille che vivono in acqua di mare sono meno soggette o contengono una minore quantità di parassiti come Anguillicoloides crassus, il che aumenta le loro possibilità di successo nella migrazione riproduttiva.

Areale Geografico

L'areale della anguilla europea è ampio e si articola in diverse zone funzionali. Il principale areale riproduttivo si trova nel Mar dei Sargassi, di fronte alle coste nordamericane, dove gli adulti migrano per deporre le uova e, presumibilmente, morire. Oltre a quest'area, esistono due areali principali per lo sviluppo e l'accrescimento degli esemplari: uno europeo e uno africano, che si fondono nel Bacino del Mediterraneo.

In Europa, l'anguilla europea è diffusa in tutti i fiumi e nelle acque interne che sfociano nel Mar Mediterraneo, nel Mare del Nord e nel Mar Baltico. È rara nei fiumi che sfociano nel Mar Bianco e nel Mar di Barents (sebbene segnalata nel fiume Pechora in Russia nord-occidentale) e poco frequente nel Mar Nero e nei suoi affluenti (es. Danubio), così come nel Mar Caspio. È segnalata in oltre 40 paesi europei, tra cui:

  • Spagna, Portogallo, Francia, Danimarca, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Germania, Finlandia, Svezia, Norvegia, Polonia, Regno Unito, Irlanda, Islanda, Russia, Isole Faroe, Lettonia, Estonia, Lituania, Austria, Svizzera, Bielorussia, Bulgaria, Cechia, Slovacchia, Romania, Moldova, Ucraina.
  • Paesi mediterranei e del Mar Nero: Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia, Macedonia, Serbia, Montenegro, Grecia, Turchia, Libano, Siria, Cipro, Italia.

In Italia, la specie era segnalata lungo tutte le coste e nelle acque interne.

In Africa, la specie è presente solo nella parte settentrionale del continente, lungo i fiumi principali e le coste atlantiche del Marocco. In particolare, risale i fiumi che sfociano nel Bacino del Mediterraneo, come il Nilo (dove si trova prevalentemente nel delta e nelle lagune costiere). È segnalata anche nelle Isole Canarie e nei principali fiumi del Marocco atlantico (Moulouya, Oum Er-Rbia, Sebou, Loukkos) e nella laguna di Merja Zerga.

Pesca e Commercializzazione

La pesca dell'anguilla, sia diretta che accidentale, impiega una varietà di attrezzi e metodi. Tra i più comuni vi sono reti a strascico o da fondo, arpioni, nasce (bertovelli), reti trappola e sbarramenti di corsi d'acqua, palamiti, lenze con esche di lombrichi o pesci (spaderne) e reti cogolli. I pescatori ricreativi prediligono lenze e canne con ami e esche specifiche a livello regionale, spesso praticando la pesca di notte. In Toscana, ad esempio, è diffusa la pesca alla "mazzacchera", una sorta di ombrello usato come bilancia da pesca.

Le anguille pescate sono commercializzate in diverse forme:

  • Fresche o essiccate.
  • Congelate o affumicate (es. in Olanda o Germania).
  • Salate o marinate.
  • Preparate in gelatina (una specialità di Londra).
  • Vendute in umido o fritte.

Le piccole anguille di vetro (cieche), catturate negli estuari lungo la costa occidentale europea, hanno un alto valore commerciale e la loro pesca è stata considerata particolarmente deleteria per la specie. Esistono diverse pezzature di anguille destinate alla vendita, con le affumicate olandesi che pesano 120-180 grammi e quelle tedesche 300-600 grammi.

Il Giappone e la Cina sono i maggiori consumatori mondiali, assorbendo circa il 90% della produzione globale di anguille, utilizzate prevalentemente per piatti come il "kabayaki". Il commercio internazionale di anguille, ancora consentito in alcune aree, riguarda non solo la carne e gli esemplari vivi, ma anche le pelli, molto pregiate nell'industria dell'abbigliamento e per accessori di moda, apprezzate per la loro eleganza e l'aspetto brillante.

In passato, in Italia, molte cieche venivano catturate negli estuari dei fiumi tirrenici per il consumo fresco, ma successivamente questa pesca è stata destinata principalmente agli allevamenti.

Allevamento

L'allevamento dell'anguilla svolge un ruolo cruciale per soddisfare la domanda globale, fornendo circa il 90% di tutte le anguille commercializzate nel mondo, una media di 280.000 tonnellate annue. Tuttavia, l'allevamento dipende ancora in larga misura dalla cattura di giovani anguille cieche e nello stadio di "ragano" in natura, poiché la riproduzione in cattività dell'anguilla europea presenta notevoli difficoltà e non è ancora possibile su scala commerciale.

Le tecniche di allevamento sono migliorate nel tempo, consentendo produzioni significative e l'allevamento intensivo. In Italia, Germania Ovest e Danimarca, l'allevamento di anguille è iniziato nel 1970, con l'Olanda che si è aggiunta negli anni '80. Paesi come Spagna, Grecia, Svezia, Marocco, Algeria, Ungheria e Macedonia hanno anche sviluppato allevamenti.

Le cieche destinate agli allevamenti provengono principalmente dalle coste atlantiche di Francia, Portogallo, Spagna e Regno Unito, dove vengono catturate con trappole o salai (o reti a strascico in Francia). Dopo la cattura, le cieche vengono sottoposte a un periodo di quarantena in contenitori, dove vengono esaminate per eventuali malattie. Inizialmente nutrite con uova di merluzzo fresco, passano poi a diete a base di alimenti disidratati. Una volta raggiunto un peso di almeno 5 grammi, vengono trasferite in vasche più grandi e concentrate per la crescita. Gli stagni di allevamento per la commercializzazione possono variare da 100 a 1.500 metri quadrati, con temperature dell'acqua controllate tra 18°C e 25°C. Nell'allevamento intensivo, le anguille possono raggiungere densità superiori a 100 chilogrammi per metro quadrato in vasche quadrate o circolari.

Anche la vallicoltura, praticata in particolare nell'alto Adriatico, è un metodo di allevamento, sebbene presenti sfide legate alla sopravvivenza dei pesci in ambienti più simili a quelli naturali.

Prima della vendita, le anguille sono sottoposte a un periodo di digiuno in serbatoi per eliminare dal loro stomaco sostanze che potrebbero conferire sapori sgradevoli. Vengono poi commercializzate vive, insacchettate con acqua ricca di ossigeno per mantenere la pelle umida, o inviate a impianti industriali per la macellazione e la lavorazione (es. affumicatura in Olanda).

Nonostante gli sforzi, la dipendenza dagli stock selvatici di cieche rimane un problema cruciale per l'industria dell'allevamento, con progetti di riproduzione artificiale che, per il momento, non hanno ancora prodotto risultati commercialmente validi.

Stato di Conservazione e Minacce

La popolazione di anguille europee ha subito un drastico declino, portando la specie a uno stato di conservazione critico a livello globale. Questo declino ha iniziato a manifestarsi intorno al 1970, probabilmente a causa dell'inquinamento massivo dei fiumi europei.

Nel 2007, la specie è stata inserita nell'appendice II della CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche), con misure operative dal 2009 che richiedono permessi per il commercio. Nel 2010, il Consiglio Europeo ha vietato esportazioni e importazioni di anguille europee nell'UE, con deroghe limitate terminate nel 2012. Greenpeace International ha inserito l'anguilla europea nella sua lista rossa degli animali marini commestibili nel 2010, e nel 2008 è stata elencata come specie minacciata o in calo nella convenzione OSPAR per l'Europa Nordorientale.

L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha classificato l'anguilla europea come "in pericolo critico di estinzione" (Critically Endangered) a livello globale nel 2008, 2010 e 2014, una valutazione che riflette anche lo stato per l'Europa e le sue acque interne. Per il Nordafrica, la situazione è solo leggermente migliore, classificata come "in via di estinzione". La difficoltà di valutazione è aggravata dalla natura del ciclo vitale e dalla mancanza di dati completi sulle popolazioni riproduttive.

Si stima un calo del 50-60% della biomassa di anguille argentine su tre generazioni (circa 45 anni) e cali ancora maggiori per le anguille gialle e per il reclutamento delle cieche, con punte del 90% o più in alcune aree.

Le principali minacce che contribuiscono al declino della specie includono:

  • Pesca eccessiva: Riguarda tutti gli stadi di vita, in particolare le anguille cieche (a causa del loro alto valore commerciale per l'allevamento) e le anguille adulte che migrano per riprodursi. Nonostante i divieti, persiste un'attività di pesca di frodo e commercio illegale.
  • Barriere alla migrazione: Strutture e manufatti antropici lungo i fiumi, come dighe, impianti idroelettrici con turbine e stazioni di pompaggio idrico, impediscono la risalita delle anguille giovani e la discesa delle anguille argentine mature.
  • Alterazione e distruzione degli habitat: Captazione di acque, estrazione di sabbie e ghiaie, deviazione e modifica dei corsi d'acqua, riduzione delle falde acquifere, che degradano gli ambienti di vita e crescita.
  • Inquinamento: Contaminazione dei fiumi con sostanze chimiche lipofile (pesticidi, erbicidi, inquinanti industriali) che si accumulano nel grasso corporeo, compromettendo la migrazione e la capacità riproduttiva (produzione di uova e qualità degli spermatozoi). Inquinamento biologico.
  • Epidemie da parassiti: In particolare, il nematode Anguillicoloides crassus, introdotto accidentalmente dal Giappone, infetta la vescica natatoria, debilitando le anguille migratrici e riducendo il loro successo riproduttivo.
  • Predazione eccessiva: Aumento della pressione da parte di predatori, come i cormorani in alcune zone, o animali inselvatichiti.
  • Cambiamenti climatici: Possono influenzare fattori naturali come la Corrente del Golfo e l'Oscillazione Nord-Atlantica (NAO), alterando le condizioni di viaggio delle larve e il loro reclutamento. Sebbene la NAO sia un fenomeno naturale, le sue variazioni attuali potrebbero amplificare gli effetti negativi.
  • Debilitazione degli esemplari riproduttivi: Il degrado degli habitat e l'inquinamento possono impedire alle anguille, soprattutto alle femmine, di immagazzinare sufficiente grasso per la lunga migrazione e la deposizione delle uova, compromettendo direttamente la riproduzione.

Il reclutamento delle piccole anguille cieche ha subito un calo drammatico, tra il 95% e il 99% rispetto ai livelli precedenti al 1980, con un valore attuale stimato tra l'1% e il 5%. Questa situazione rende il recupero della specie un processo lungo e incerto.

Misure di Conservazione

A partire dal 2007, molti paesi dell'Unione Europea hanno implementato piani di gestione per l'anguilla europea, in risposta al Regolamento 1100/2007. L'obiettivo principale è ridurre la mortalità causata da attività antropiche, in modo da consentire che almeno il 40% della biomassa di anguille argentine raggiunga il mare per riprodursi, rispetto al valore stimato in assenza di influenze umane.

Le azioni principali previste da questi piani includono:

  • Riduzione dello sforzo di pesca: Limitazioni alle catture e alle tecniche di pesca. Dal luglio 2009, lo sforzo di pesca è stato ridotto del 50% rispetto ai livelli medi del 2004-2006 nei paesi che hanno applicato il piano.
  • Ripopolamento dei corsi d'acqua: Introduzione di anguille (soprattutto cieche) in ambienti acquatici, sebbene l'efficacia a lungo termine di questa misura sia ancora dibattuta. Dal 2010, una quota delle anguille cieche catturate (35%, aumentata al 60% nel 2013) deve essere destinata al ripopolamento anziché all'acquacoltura.
  • Sviluppo dell'acquacoltura: Ricerca per la riproduzione artificiale in cattività, sebbene ancora senza successo per l'anguilla europea, per ridurre la dipendenza dagli stock selvatici.
  • Riduzione della pressione dei predatori: Azioni per controllare le popolazioni di predatori.
  • Facilitazione del transito: Creazione di passaggi alternativi (scalette per pesci) o gestione delle operazioni di dighe e turbine (chiusure in periodi di migrazione) per consentire alle anguille di superare le barriere artificiali. Programmi di cattura e trasporto degli esemplari selvatici.
  • Sistemi di monitoraggio della risorsa ittica.

Queste misure, sebbene promettenti, richiederanno tempo per produrre risultati significativi e il loro impatto sul recupero delle popolazioni sarà apprezzabile solo a lungo termine. È essenziale un coordinamento internazionale per affrontare le complesse sfide legate alla conservazione di questa specie migratrice.

Sfide nel Monitoraggio

Il monitoraggio delle popolazioni di anguille è un'impresa complessa a causa di diversi fattori:

  • Scarsità e variabilità dei dati: Mancano dati affidabili sullo sforzo di pesca e sulle catture, specialmente per molte aree geografiche.
  • Complessità ecologica: La specie presenta fasi di vita diverse (leptocefali, cieche, gialle, argentine) e un fenomeno di panmissia, per cui le anguille argentine che partono da un corso d'acqua per riprodursi non corrispondono necessariamente alle larve che torneranno nello stesso fiume. Questo rende difficile valutare lo stato di una popolazione locale aggregando dati da diversi stadi di vita.
  • Declino storico e recupero lento: Nonostante un lieve aumento del reclutamento delle giovani anguille registrato tra il 2011 e il 2013 (probabilmente grazie alle politiche di gestione), questo aumento non è ancora sufficiente a invertire il trend negativo complessivo della specie, che si ripercuoterà sugli stadi di vita successivi per molti anni.
  • Valutazioni locali e globali: Sebbene esistano monitoraggi locali (es. in Svezia, Irlanda, Norvegia, Francia), la dispersione delle anguille in migliaia di corsi d'acqua rende quasi impossibile una valutazione globale precisa dello stato delle anguille gialle.

I dati attuali indicano un calo complessivo della biomassa di oltre l'80% in 60 anni o tre generazioni e una riduzione enorme (oltre il 95% in circa 24 anni) degli esemplari che entrano nei fiumi. Nel 2006, il Consiglio Internazionale per l'Esplorazione del Mare (CIEM) ha dichiarato insostenibile il livello di raccolta e cattura dell'anguilla, sollecitando interventi urgenti e una protezione completa.

Specie Simili e Distinzione

Nei fiumi, l'anguilla europea non presenta particolari difficoltà di identificazione, poiché non vi sono altre specie ittiche autoctone con cui possa essere facilmente confusa. Anche l'introduzione di specie alloctone simili non ha avuto successo.

In mare, l'anguilla potrebbe essere confusa con altri pesci anguilliformi, in particolare con il grongo (Conger conger). Tuttavia, esistono chiare differenze morfologiche per distinguerli:

  • Livrea: Il grongo ha una livrea grigio scura o nerastra, mentre l'anguilla europea (nella fase adulta "argentata") è nerastra dorsalmente e bianco-argentea ventralmente.
  • Dimensioni e forma: Il grongo è generalmente più grosso e tozzo rispetto all'anguilla, che è più snella e serpentiforme.
  • Bocca: Il grongo ha una bocca molto grande.
  • Pinne: Nel grongo, le pinne dorsale e anale si uniscono nella parte terminale del corpo in modo rettilineo, senza formare una sorta di "coda", e sono vistosamente bordate di nero, a differenza dell'anguilla dove formano una "finta pinna caudale".

🧬Classificazione

Nome Comune

Anguilla Anguilla

Nome Scientifico

Anguilla Anguilla

Categoria ASPIM

pesci

Segnalazioni ASPIM

0 avvistamenti registrati

Stato di Protezione

Allegato II

Specie in pericolo

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