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Il sangue e il sale: dalle Fær Øer alle nostre Tonnare. Quando la mattanza diventa rito.

Mirko Vista

Mirko Vista

Velista - Guida Sub

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Il sangue e il sale: dalle Fær Øer alle nostre Tonnare. Quando la mattanza diventa rito.

L'evoluzione del rapporto uomo-mare: quando la tradizione di sussistenza diventa patrimonio culturale o anacronismo ecologico.

L'analisi delle pratiche di pesca storiche nel Nord Atlantico e nel Mediterraneo offre un caso studio perfetto per comprendere l'evoluzione socio-economica delle comunità costiere. Mettendo a confronto la Tonnara fissa siciliana e la Grindadráp delle Isole Fær Øer, emerge una profonda dicotomia nella gestione delle risorse marine e nell'adattamento culturale alla modernità.

1. Origini comuni: La pesca come necessità biologica

Storicamente, sia la caccia al Tonno Rosso (Thunnus thynnus) nel Mediterraneo che quella al Globicefalo (Globicephala melas) nell'arcipelago danese rispondevano a una rigida logica di sussistenza. In assenza di catene di distribuzione globalizzate, l'approvvigionamento proteico di intere comunità dipendeva dalla migrazione stagionale di queste specie.

In entrambi i casi, la mattanza non era un atto sportivo, ma un'operazione industriale ante-litteram, codificata da rituali precisi e gerarchie sociali necessarie per massimizzare il risultato con tecnologie limitate.

2. Il caso italiano: La musealizzazione della Tonnara

In Italia, l'economia della tonnara ha subito un arresto forzato e una successiva riconversione. Il calo degli stock ittici dovuto alla pesca industriale pelagica e il cambiamento delle logiche di mercato hanno reso la tonnara fissa economicamente insostenibile.

Tuttavia, la risposta antropologica è stata l'evoluzione verso la conservazione culturale. Luoghi come l'Ex Stabilimento Florio di Favignana hanno trasformato l'architettura industriale in spazio museale. Qui, la pratica cruenta è stata sublimata in memoria storica. Il "sangue" è diventato racconto etnografico. La comunità non partecipa più all'uccisione, ma alla narrazione di un'epoca conclusa, educando il visitatore alla storia marittima e alla sostenibilità, senza impattare sulla fauna odierna.

3. Il caso Fær Øer: La persistenza della Grindadráp

Al contrario, nelle Isole Fær Øer si assiste a un fenomeno di resistenza culturale che sfida le logiche della conservazione moderna. Nonostante l'arcipelago goda oggi di uno dei PIL pro capite più alti al mondo e non sussista più alcuna necessità alimentare primaria, la caccia ai cetacei continua.

Il fattore tossicologico e scientifico

Un aspetto cruciale, spesso evidenziato dalla comunità scientifica, riguarda la salubrità delle carni. Studi tossicologici hanno dimostrato che la carne di globicefalo contiene alti livelli di mercurio e PCB (policlorobifenili), accumulati a causa dell'inquinamento oceanico e della posizione dell'animale all'apice della catena alimentare. Le stesse autorità sanitarie locali ne sconsigliano il consumo frequente.

La persistenza della Grindadráp si configura quindi non come necessità, ma come un "rituale identitario" che ignora sia i dati sulla conservazione della specie, sia le evidenze mediche. È una pratica che rifiuta l'evoluzione storica avvenuta altrove.

Conclusioni: Verso una Citizen Science del mare

Il confronto tra questi due mondi evidenzia due approcci opposti alla "modernità liquida":

  • Il modello mediterraneo: Riconosce che le pratiche estrattive del passato non sono compatibili con l'etica e l'ecologia contemporanea, scegliendo la via della valorizzazione museale.
  • Il modello nordico: Mantiene in vita una pratica anacronistica, scindendo il gesto (l'uccisione) dalla sua funzione originaria (la nutrizione necessaria).

Per la Citizen Science e per chi si occupa di divulgazione ambientale, l'obiettivo oggi è promuovere la consapevolezza che la vera tradizione non è la ripetizione cieca di gesti antichi, ma la capacità di adattare la cultura al rispetto della biodiversità attuale.

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