Non chiamatele "piante": le Spugne Marine, i super-filtri del Mediterraneo e la minaccia della "febbre" del mare
Mirko Vista
Velista - Guida Sub
Quando pensiamo alle "foreste", immaginiamo alberi rigogliosi, foglie e radici. Ma sotto la superficie del nostro Mar Mediterraneo esiste un ecosistema altrettanto vitale e complesso: le Foreste Animali. E le protagoniste assolute di questi paesaggi sommersi sono loro, le Spugne Marine.
Spesso scambiate per piante o rocce colorate dai bagnanti meno esperti, le spugne (scientificamente chiamate Poriferi) sono in realtà animali pluricellulari antichissimi. Non hanno un cervello, non hanno un cuore, non hanno muscoli, eppure sono tra le creature più efficienti e indispensabili dei nostri oceani.
I "polmoni filtranti" del mare
Il ruolo ecologico delle spugne è monumentale: sono i più grandi filtri naturali del mare. La loro struttura è un labirinto di canali e camere microscopiche. Attraverso dei minuscoli pori, aspirano l'acqua, trattengono batteri, plancton e particelle organiche in sospensione per nutrirsi, e poi espellono l'acqua pulita e ossigenata.
Per capire la portata di questo lavoro: una singola spugna di medie dimensioni può filtrare migliaia di litri d'acqua ogni singolo giorno! Se l'acqua del mare ci appare così limpida e cristallina, gran parte del merito è del loro instancabile lavoro di "spazzine" silenziose.
Quali spugne possiamo incontrare?
Durante le nostre attività di Citizen Science con Io Respiro Mare - APS, addestriamo i nostri volontari a riconoscere diverse specie. Eccone due tra le più iconiche che monitoriamo, dalle acque basse fino agli abissi del Coralligeno:
La Spugna Gialla (Aplysina aerophoba)
È facilissima da incontrare anche facendo semplice snorkeling a pochi metri di profondità. Si presenta come un gruppo di "tubi" di un giallo intenso. Ha una particolarità magica che le dà il nome scientifico ("aerophoba" significa "che ha paura dell'aria"): se viene estratta dall'acqua e prende aria, diventa improvvisamente blu scuro o nera a causa di una reazione chimica! (Ovviamente, noi non le tocchiamo mai!)
La Spugna a Candelabro (Axinella polypoides)
Questa è una specie maestosa, tipica degli ambienti profondi e poco illuminati. È uno dei target principali della nostra Missione ASPIM. Per studiarla senza danneggiare l'ambiente, inviamo il nostro drone sottomarino (ROV) oltre i 40-50 metri di profondità, esplorando le spettacolari pareti di coralligeno del Golfo di Napoli dove questa spugna si erge come un albero dorato.
L'emergenza invisibile: le ondate di calore marino
Purtroppo, questo delicato equilibrio è in grave pericolo. Negli ultimi anni, il Mar Mediterraneo sta soffrendo di una vera e propria "febbre". Le ondate di calore marino (periodi prolungati in cui l'acqua supera anche i 28-29°C non solo in superficie, ma anche in profondità) stanno scatenando una strage silenziosa.
Le spugne non possono fuggire in cerca di acque più fresche. Sottoposte a questo stress termico anomalo, vanno incontro a necrosi tissutale: i loro tessuti letteralmente si disgregano, si ricoprono di patogeni biancastri e muoiono nel giro di pochi giorni, lasciando solo uno scheletro nudo. È l'equivalente mediterraneo dello sbiancamento dei coralli tropicali, una vera e propria "Morte Bianca".
Diventa un Ricercatore per un giorno!
La scienza ha un disperato bisogno di dati costanti per mappare la salute di questi animali e capire dove le ondate di calore stanno colpendo più duramente. Ed è qui che entri in gioco tu.
Non serve essere un biologo marino per fare la differenza. Se sei un subacqueo o un appassionato di snorkeling, unisciti alla nostra rete di Citizen Science.
Durante le tue immersioni, se avvisti una spugna in salute (o purtroppo un esemplare in necrosi), fotografala e caricala sulla nostra Mappa Interattiva.
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